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L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto riletto da Lenz Fondazione

Dal 18 giugno presso il Museo Guatelli a Collecchio - Parma

Lenz Fondazione dedica la sua nuova ricerca drammaturgica all’“Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto attraverso un progetto biennale strutturato in otto episodi scenici per spazi non teatrali.

Il primo episodio de "Il Furioso", denominato "La Fuga", va in scena da giovedì 18 a sabato 20 giugno negli spazi del Museo Guatelli, il museo etnografico in provincia di Parma che presenta una collezione di oltre sessantamila oggetti (utensili della cultura contadina, ma anche scatole, giocattoli e scarpe). Anche il secondo appuntamento, "L’Isola", è presentato nello stesso Museo di Ozzano Taro di Collecchio da giovedì 25 a sabato 27 giugno.

Il Furioso - © Francesco Pititto
Il Furioso - © Francesco Pititto
Maria Federica Maestri, che nel “Furioso” di Lenz Fondazione cura installazione, elementi plastici e regia, spiega la struttura e la poetica di questa nuova ricerca: “È un progetto drammaturgico biennale che prevede una forma scenica installativa a episodi, creata in stretta relazione con spazi artistici e monumentali non teatrali. La fantasmagoria dell’opera, custodita negli oltre trentottomila versi del poema, sembra ramificarsi secondo una caratteristica rizomatica procedendo per multipli, senza punti di entrata e di uscita ben definiti e senza gerarchie narrative interne; così la sua forma scenica si deve estendere orizzontalmente, senza radicare (verticalmente) in un unico luogo spettacolare.

L’imponenza strutturale del progetto è determinata dalla necessità di costruire nessi profondi tra la natura plurima dell’"Orlando Furioso", la molteplicità dei siti e la pluralità sensibile, altrettanto labirintica degli interpreti del lavoro”. Protagonisti del viaggio nel “Furioso” sono, infatti, gli attori sensibili – con disabilità psichica e intellettiva – e gli attori storici di Lenz: il progetto è uno degli esiti performativi della pluriennale collaborazione con il Dipartimento Assistenziale integrato di Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Parma.

Ma tornando alle prime due tappe del progetto, è ancora Maestri ad illustrare in che modo "La Fuga" e "L’Isola" interagiscono con gli spazi esterni ed interni del Museo Guatelli e con la smisurata collezione di oggetti che vi è custodita: "L’atto infinitamente ripetuto del raccogliere, del portare a sé, dell’accumulare, numerare, riporre, collocare, classificare, disporre, un insieme di oggetti ‘minori’ apparentemente senza valore ed utilità, perché espropriati dalla funzione primaria di utensile, è simile al dispositivo drammatico del nostro Furioso. La forma dell’impossibile messinscena del poema sarà una raccolta di soggetti in fuga, da se stessi e dalla propria funzionalità normativa, sarà la ‘messa in mostra’ del soggetto irreparabile e non riparato – come esigeva dai suoi amati ‘arnesi’ Ettore Guatelli – ma posto, collocato con amore e ostinazione sulla parete poetica del teatro. Gli oltre sessantamila oggetti raccolti nella sua casa testimoniano vite e passioni, raccontano di esistenze ‘sottili’, di calzolai, fabbri, contadini, orologiai, carrettieri, di uomini, donne, bambini senza un Nome; esistenze non memorabili per l’eccezionalità del gesto eroico, ma indimenticabili per la molteplicità infinita dei gesti del lavoro, della cura, del gioco impressi negli oggetti conservati nelle sale e negli esterni della casa." furioso

Angelica, interpretata da Carlotta Spaggiari, straordinaria attrice autistica di Lenz, già Ermengarda nel recente allestimento dell’Adelchi manzoniana, sarà protagonista del primo episodio intitolato "La Fuga". Inseguita dai suoi oggetti amorosi, Orlando, Rinaldo, Ruggiero, Ferraù, Sacripante, trasfigurati nella serialità ossessiva di martelli, pinze, chiodi, forbici, fili di ferro, falci e coltelli, è in perenne fuga dall’attrezzo amoroso non voluto, e alla ricerca dell’unico corpo sentimentale desiderato, quello debole e ferito del giovane africano Medoro.
"L’Isola", installata nelle stanze private abitate nel passato da Ettore Guatelli, mette al centro della drammaturgia il personaggio di Alcina, interpretato da Delfina Rivieri, già Ofelia nell’Hamlet e Monaca di Monza ne I Promessi Sposi. Fata maligna, strega simile alla Maga Circe, sorella di Morgana e Logistilla, Alcina trasforma in piante e animali gli uomini che si innamorano di lei. Dietro le sembianze di giovane bella e affascinante si nasconde la realtà di un corpo di vecchia, brutta e sdentata, ma nella sua isola, posta al di là delle Colonne d’Ercole, luogo immaginario oltre il limite estremo del mondo conosciuto, non c’è spazio per la verità del tempo; lo sguardo muto e ossessionante delle centinaia di orologi fermi incolonnati nei ripiani della stanza avverte che l’incanto dei sensi, il desiderio di eterna giovinezza, potrà avere fine solo con la morte.

Ma come si traducono le ottave dell’“Orlando Furioso” in immagini? Francesco Pititto, responsabile di drammaturgia, imagoturgia e scene filmiche de “Il Furioso”, suggerisce “una monumentale imagoturgia di ottave diventa il tracciato per una composizione visiva che dovrebbe procedere di pari passo con una drammaturgia che richiami in campo paladini dall’identità negata, cavalieri rapiti da Ippogrifi cavalcanti i meandri della mente, saraceni alla conquista del reale. Dal viso al corpo, dal corpo allo spazio, comunque uomini che hanno abitato la vita. Ora per loro, se possibile, da abitare è la poesia”. Secondo Pititto la simultaneità delle azioni, delle tante storie che avvengono in contemporanea nel Furioso è di per sé molto “cinematografica”: l’agire attorno al lettore/spettatore della moltitudine di personaggi in continuo movimento di fuga, inseguimento, lotta, perdita della ragione, magia è dal punto di vista della visione/fruizione molto simile ad una allucinazione. La scansione paratattica delle scene costruisce un quadro in progressiva formazione; pare non esserci termine, non c’è fine della Storia fatta di tante storie.

Guarda i video di presentazione dei primi due episodi

Guarda la gallery di immagini

Scopri il progetto sulle pagine web di Lenz Fondazione

 

Per informazioni e prenotazioni:
Lenz Fondazione
Tel. 0521 270141 - email: info@lenzfondazione.it
Sito web: www.lenzfondazione.it

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Pubblicato il 28/05/2015 — ultima modifica 05/06/2015
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