venerdì 15.12.2017
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A Modena "Freddo" di Lars Norén - Teatro delle Passioni, 6-14 dicembre

E' in scena al Teatro delle Passioni di Modena, dal 6 al 14 dicembre, "Freddo", del drammaturgo svedese Lars Norén, col quale l'autore affronta, con particolare violenza e crudezza di linguaggio, la questione, di stringente attualità, del razzismo e della xenofobia.

E' in scena al Teatro delle Passioni di Modena, dal 6 al 14 dicembre, "Freddo", del drammaturgo svedese Lars Norén, col quale l'autore affronta, con particolare violenza e crudezza di linguaggio, la questione, di stringente attualità, del razzismo e della xenofobia. Si tratta di temi che si stanno imponendo all'attenzione e alla riflessione di tutti gli osservatori delle dinamiche sociali dei paesi scandinavi e non solo, anche a seguito di recenti fatti di cronaca, ma che inquietano anche strati sempre più vasti dell'opinione pubblica più sensibile.
Norén, osservatore sensibilissimo della società contemporanea, ha scritto "Freddo" dopo la sua esperienza di lavoro, svoltasi nell'arco di vari anni, in alcune case di reclusione svedesi, realizzando così un testo singolare e militante, molto diverso dai suoi famosi "quartetti" di coppie borghesi.

"Freddo" è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione sulla necessità di costruire, per il futuro prossimo, una cultura della tolleranza che non sia retorica, ma solida ed efficace.

Lo spettacolo, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione, è diretto da Marco Plini e ha le scene e i costumi di Claudia Calvaresi. Le luci sono di Robert John Resteghini e i suoni di Franco Visioli. I giovani attori sono Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana e Federico Manfredi.

La vicenda è semplice, nella sua crudeltà: tre studenti torturano psicologicamente e fisicamente fino alle estreme conseguenze un loro compagno di scuola di origine coreana, la cui unica colpa è quella di essere stato adottato. I tre carnefici sono adolescenti deboli, fragili, che trasformano il loro disagio in una "guerra di razze", aggrappandosi ad un'ideologia nazionalista che fornisce risposte facili ed immediate, per quanto false e deviate, alle loro ansie e frustrazioni. Un'analisi lucida e impietosa della società occidentale, ricca ed annoiata, incapace di consentire ai giovani di progettare il loro futuro.
Freddo

Lars Norén, dal 1973 - anno del debutto sulla scena svedese con il dramma Fursteslickaren - ha visto fino ad oggi portate sulle scene oltre cinquanta sue pièces.
Nato a Stoccolma nel 1944 da un padre cameriere da una madre figlia di un pastore luterano, visse l'infanzia e l'adolescenza fra tragedie famigliari che segnano fortemente la sua produzione drammatica: il padre era un alcolista e continuò per anni a entrare e uscire da cliniche di disintossicazione senza grandi risultati; la madre fu colpita in giovane età da un tumore che la consumò lentamente e morì quando Norén aveva vent’anni.
Norén si dedicò inizialmente alla poesia, pubblicando in media una raccolta ogni anno fino al 1980 e riscuotendo ampi successi critici: le sue liriche, in cui è palese l’influsso dei poeti modernisti e surrealisti, risentono dell’esperienza dell’ospedale psichiatrico, in cui Norén fu internato per alcuni mesi dopo la morte della madre, nel 1964.
La crisi psicotica che lo colpì si manifestava con forti allucinazioni, durante le quali il drammaturgo si sentiva sommergere da veri e propri diluvi di voci e immagini, che reclamavano di essere rappresentate e che non cessavano di tormentarlo fino a che egli non le avesse trasposte sulla pagina.
Prima ancora che esercizio letterario, l’atto dello scrivere costituì dunque per Norén una forma di terapia per dare sfogo alla propria nevrosi, un modo per liberarsi dal carico di angoscia e di pulsioni autodistruttive che lo invadevano.

Info: 059 2136011

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Pubblicato il 06/12/2011 — ultima modifica 06/12/2011
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