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"Francamente me ne infischio": Antonio Latella rilegge "Via col vento" - Attenzione: spettacoli annullati

Attenzione: spettacoli annullati - Nell'ambito di "VIE", cinque "movimenti" tratti dal romanzo di Margaret Mitchell, al Teatro Herberia di Rubiera, l'1 e il 2 giugno

 

Attenzione: spettacoli annullati

Una proposta certamente fra le più originali del Festival “VIE”, che si sta svolgendo in questi giorni a Modena e provincia, è la serie di spettacoli che la Compagnia di Antonio Latella ha realizzato traendone l’ispirazione dal romanzo “Via col vento” di Margaret Mitchell, reso noto al grande pubblico grazie alla versione cinematografica di Victor Fleming (1939), con protagonista Vivien Leigh.

Il titolo del lavoro, che si sviluppa in cinque “movimenti”, i primi due dei quali vennero presentati lo scorso anno e che vede ora il suo completamento, è “Francamente me ne infischio”, e va in scena al Teatro Herberia di Rubiera, ulteriore sede coinvolta nella grande kermesse organizzata da Emilia Romagna Teatro Fondazione.

 

L’operazione ha visto la partecipazione produttiva della Corte Ospitale, oltre che dello stesso teatro stabile pubblico dell’Emilia-Romagna, e prevede la rappresentazione dei cinque “movimenti” fra l’1 e il 2 giugno. Il primo giorno verranno offerti al pubblico solo quelli inediti, mentre il 2 giugno si potrà assistere all’intera serie di recite, in una maratona che si svolgerà dalle 15,30 fino ad oltre mezzanotte.

 

“Francamente me ne infischio” è una creazione drammaturgica e un universo di personaggi e di storie che oscilla programmaticamente e vertiginosamente fra il grottesco e il pop, fra la riflessione testuale e la contemporaneità. In esso, a costituirsi come inevitabile perno dell’intera costruzione, è il personaggio di Rossella O'Hara. E’ lei a incarnare il capriccio e la terra, l’egocentrismo e la piantagione di cotone, la tenacia e la schiavitù, Ashley Wilkes e i gemelli Tarleton, Mami e Rhett Butler. Perché Rossella rappresenta l’incarnazione del sogno americano, il sogno di ieri, approdato, drammaticamente irrisolto, nell’America di oggi.

 

I cinque movimenti rappresentano “stazioni” tematiche, nelle quali mutano le prospettive, indicate con nettezza nei titoli: “Twins”, “Atlanta” (che furono visti lo scorso anno), “Black”, “Match” e “Tara”.

 

“Twins”, sorta di prologo dell’intero lavoro, si muove nell’immaginario pop del grande sogno americano, fra utopia e industria dell’intrattenimento. Un sogno che produce ed esige, per la sua stessa conservazione, anche la realtà della guerra.

 

Un momento dello spettacolo“Atlanta” è un’immagine riflessa di Rossella. Entrambe si affidano alle sole forze del denaro, del progresso e della crescita. Ma emerge una riflessione anche sulla perdita, su come il sogno di ricchezza possa rendere soli. “Non basta essere se stessi, in America – lei dice – la cosa importante è dominare, avere tutto e tutti”. Siamo sedotti da ciò che ci appare indispensabile, proprio come fa Rossella, che ci fulmina imbroncfiata sotto il suo cappellino allamoda.

 

“Black” è un concerto a tre voci, in cui si fronteggiano gli archetipi di culture da sempre in contrasto. Rossella incarna l’America violenta, sfruttatrice e senza memoria, che si riveste di tre strati di pelle nera: il buco nero del suo inventarsi uomo per inseguire la ricchezza alla pari con gli altri uomini, l’ombra delle sue radici di sangue misto, non puro come quello dei nativi, e il suo alter ego nero incarnato da Mami. Rossella combatte per rompere gli schemi, ma è lei a finire spezzata e indomita.

 

“Match” è lo scontro fra i tre gentiluomini che pretendono, ciscuno, di avere amato e capito Rossella più degli altri, ma emerge in tutti loro l’evidenza della proprie personale inadeguatezza.

Rossella è assente, e la sua perdita è metafora della scomparsa di un vecchio mondo dai codici accettati e condivisi.

 

“Tara”, infine, è il ritorno alle origini. E’ Rossella che si identifica nei suoi tre figli da lei stessa bistrattati e li guarda con la feroce pietà di un vecchio stanco di secoli. Ognuno di quei figli è un frammento di lei, della sua corsa, del suo domani sempre invocato e mai raggiunto, del suo legame materno spezzato, del suo inventarsi uomo per lottare tra gli uomini. La grande casa al centro di Tara è essa stessa questa Rossella invecchiata, ma sempre intatta nel suo abito verde, malata di giovinezza e di rincorse. E’ da qui che l’ultima Rossella stringe gli occhi guardando il sole; la mano che regge la tazza di tè non trema, il pensiero sì, mentre raggiunge la realtà.

 

Info:
Teatro Herberia, Rubiera
1-2 giugno 2012

Link:
VIE Festival
Antonio Latella

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Pubblicato il 22/05/2012 — ultima modifica 01/06/2012
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