lunedì 20.11.2017
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A Teatri di Vita, l’estate di Cuore di Palestina (Bologna, 11-28 luglio)

Un festival dedicato allo spettacolo contemporaneo in Palestina, con appuntamenti di teatro, musica, cinema, cucina e lettere
A Teatri di Vita, l’estate di Cuore di Palestina (Bologna, 11-28 luglio)

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Nel fresco del Parco dei Pini, a Bologna, per tre fine settimana consecutivi, dall’11 al 28 luglio (da giovedì a domenica), il meglio della produzione contemporanea palestinese.
Dopo i “Cuore di” imperniati su Cina, India, Turchia e altri paesi in emergenza, fino alla Grecia dell’estate scorsa, è in arrivo l’omaggio che Teatri di Vita ha deciso quest’anno di dedicare alla Palestina, e in particolare a Juliano Mer-Khamis. Un festival per conoscere una realtà nazionale complessa, che attraverso la cultura rielabora un’annosa e drammatica condizione di conflitto.
Juliano Mer-Khamis è il figlio di una israeliana e di un palestinese, fondatore del Freedom Theatre nel campo profughi di Jenin. Due anni fa fu ucciso, il giorno dopo il debutto di un suo spettacolo, in circostanze rimaste tuttora misteriose. La sua vita, la sua nazionalità di confine, il suo impegno per la causa palestinese, la sua morte così tragicamente “esemplare”, rappresentano l’inestricabile e spesso indecifrabile realtà della Palestina moderna con le sue speranze e le sue contraddizioni, e rilanciano l’idea di una possibilità nuova e diversa per ridare dignità a un popolo e a ogni singola persona, senza pregiudizi.
Per tre weekend Bologna diventa quindi idealmente “capitale culturale della Palestina” attraverso un programma che punta a far conoscere le punta di eccellenza della produzione culturale palestinese: teatro, danza contemporanea, musica (world, rap e jazz), cinema (con una selezione dei film più premiati nei festival internazionali), fotografia.

Il programma
Ad inaugurare la sezione musicale del festival, il gruppo italo-palestinese Radiodervish, formato da Nabil Salameh e Michele Lobaccaro (12 luglio). “Diwan Palestina” è il titolo dello spettacolo che i Radiodervish suonano in trio con il polistrumentista Alessandro Pipino e che si sviluppa intorno ai brani del loro repertorio e ai suoni e alle immagini della più ispirata poesia palestinese e mediorientale di Mahmoud Darwish, Adonis, Tawfiq Ziyad, Samih al Qasim e altri.
DAMLa musica attualmente più diffusa e popolare nelle giovani generazioni palestinesi è il rap, capace di veicolare aspirazioni e frustrazioni dei giovani intrappolati in una condizione di impasse esistenziale, sociale e politico che la musica aiuta a esprimere. A rappresentare questa ricchezza di formazioni hip hop, sono stati invitati i DAM., il primo gruppo rap palestinese, nonché tra i primi a rappare in arabo. Il gruppo, fondato nel 1999 dai fratelli Tamer e Suhell Nafar e da Mahmoud Jreri, si esibiscono per la prima volta a Bologna (19 luglio).
The Basel Zayed Quartet è un progetto di jazz orientale creato da Basel Zayed, uno dei musicisti più rappresentativi della musica contemporanea palestinese e maestro dello strumento tipico “oud” (26 luglio).

Freedom TheatreTre prime europee caratterizzano la sezione teatrale. Si inizia con “Suicide note from Palestine” del Freedom Theatre (13-14 luglio), con la regia di Nabil Al-Raee, una rielaborazione di "Psicosi delle 4.48" di Sarah Kane. Si tratta di un’opera tra teatro fisico e videoarte che rappresenta un’esplorazione dell’identità palestinese e del senso di doloroso “no-future” vissuto dalle giovani generazioni.
In programma anche lo spettacolo dell’unica formazione di danza contemporanea in Palestina, il Sareyyet Ramallah – First Ramallah Group, che a Bologna presenta in prima europea la sua ultima creazione “Ordinary Madness” (20-21 luglio), che racconta i mutamenti delle relazioni umane nella società contemporanea, visti dall’ottica della condizione palestinese.
Sareyyet RamallahLa coreografia è di Farah Saleh, mentre la musica è di Boikutt, compositore e sound artist che unisce hip hop, elettronica e musica sperimentale, co-fondatore dello storico collettivo musicale Ramallah Underground e del trio di musica e arti visive Tashweesh.
La sezione teatrale si chiude, il 27 e il 28 luglio, con “3 in 1” dello Yes Theatre, compagnia che opera a Hebron, dove svolge un'intensa attività soprattutto nell'ambito del teatro ragazzi. Lo spettacolo porta in scena i tre fondatori della compagnia, Mohammed Titi, Raed Shiyoukhi e Ihab Zahdeh e la loro stessa reale vita quotidiana, con le difficoltà che hanno all'interno della società palestinese in quanto uomini di teatro.

Grande respiro ha la sezione cinema del festival, con ben 12 pellicole, che testimoniano in modo diverso la ricchezza della realtà cinematografica palestinese e la complessità dei temi che affronta. Tra i titoli scelti: “Paradise now” (11 luglio), di Hany Abu-Assad; “Water” (12 luglio), uno straordinario progetto cinematografico del 2012 che unisce 5 registi israeliani e 3 palestinesi in un film di 7 cortometraggi, tra documentari e fiction, tra dramma e grottesco; “5 broken cameras” (13 luglio), documentario sconvolgente di Emad Burnat e Guy Davidi; il suggestivo e raffinatissimo “Sete (Atash)” (14 luglio).
Sono in programma anche due film del più originale regista palestinese, Elia Suleiman, che ha messo a punto un linguaggio e uno stile del tutto particolare, che unisce una graffiante satira del conflitto israelo-palestinese con un ritmo cinematografico comico alla Busetr Keaton: Intervento divino“Intervento divino” (18 luglio) e “Il tempo che ci rimane” (19 luglio). La commedia è ancora il registro del film successivo, “Man without a cell phone” di Sameh Zoabi che racconta la lotta tragicomica di un anziano contadino palestinese contro l’antenna telefonica sorta nel suo campo (20 luglio). “Fix ME” (21 luglio) di Raed Andoni (21 luglio) è forse il più sorprendente nel suo equilibrio tra documentario e fiction, tra paradosso e psicoterapia. Il 25 luglio la rassegna di registi palestinesi apre un varco ad un documentario israeliano “The invisible men” di Yariv Mozer.
“Jerusalem bride – La sposa di Gerusalemme” della regista indipendente Sahera Dirbas ci riporta invece nel cuore della Città Santa (26 luglio). La sezione cinematografica si chiude con un omaggio al regista Rashid Masharawi, di cui vengono presentati due film: “Ticket to Jerusalem” (27 luglio) e “Laila’s birthday” (28 luglio). Due commedie che ci catapultano nel cuore della società palestinese in perenne confronto con i limiti imposti dalle regole israeliane.

Ogni sera del Festival comincia con le “Lettere dal fronte interno”: una personalità di Bologna legge la lettera inviata da una personalità, sua omologa, dalla Palestina. Un’occasione per ascoltare, con la voce di una persona che proviene dalla nostra comunità, le parole che ci arrivano da questo paese, per esprimere sofferenze e desideri, dubbi e speranze.
Inoltre, tutte le sere ci sarà la possibilità di degustare piatti e bevande palestinesi, servite da una taverna con tavoli all’aperto nella cornice del Parco dei Pini, a cura di Jamil Shihadeh (Al Salam). Sono anche previste tre lezioni domenicali (all’ora di pranzo) per imparare a cucinare piatti tipici palestinesi.

Al programma dedicato agli artisti palestinesi è affiancato, tutte le sere del festival, un evento collaterale teatrale “L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi”, di Copi, con la regia di Andrea Adriatico e l’interpretazione di Anna Amadori, Olga Durano e Eva Robin’s.

Consulta il programma completo del Festival.

Informazioni

Teatri di Vita
Via Emilia Ponente, 485 – Bologna
telefono 051 566330 – email urp@teatridivita.it – web www.teatridivita.it
Il programma di Cuore di Palestina è inserito nel calendario ufficiale di Bologna Estate 2013

 

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Pubblicato il 08/07/2013 — ultima modifica 09/07/2013
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