domenica 19.11.2017
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Il 5 e il 7 febbraio, sul palco del Teatro Comunale di Ferrara, va in scena “L'italiana in Algeri”

Francesco Ommassini dirige l'Orchestra Città di Ferrara nel dramma giocoso di Rossini

Rappresentata per la prima volta nel Teatro San Benedetto di Venezia nel 1813, L'italiana in Algeri fu musicata da Rossini in un tempo prodigiosamente breve, pare in ventisette giorni. Si ritiene che l’argomento sia ispirato alle disavventure di una signora milanese, catturata dai corsari nel 1805, finita nell’harem del pascià di Algeri e ritornata poi in patria.

Il Bey di Algeri, stanco della propria moglie Elvira, convince il suo schiavo italiano Lindoro a sposarla offrendogli l’opportunità così di ritornare in Italia e portarla con sé, ma vuole un’italiana. Il corsaro Haly si mette a caccia di una donna per il sovrano e trova Isabella che era stata rapita dai pirati durante le ricerche del suo fidanzato Lindoro. La donna è in compagnia di Taddeo, irriducibile spasimante, che per non destare sospetti si fa passare per zio. Con fascino e astuzia Isabella soggioga il Bey, ottiene che Lindoro divenga suo schiavo e di nascosto prepara la fuga. Taddeo e Lindoro progettano un inganno per il Bey Mustafà. Gli riferiscono che Isabella ha deciso di nominarlo suo Pappataci, titolo per gli amanti instancabili. Viene organizzata una cerimonia, a cui vengono invitati anche gli schiavi italiani, in cui Mustafà legge i compiti a cui deve attenersi. Il rito al quale deve sottoporsi è mangiare, bere e tacere.

Si avvicina un vascello in cui si imbarcano gli amanti e gli schiavi italiani, Taddeo cerca di avvertire il Bey dell’inganno ma è totalmente immedesimato nel ruolo di Pappataci e si rifiuta di prestare attenzione; non gli resta che imbarcarsi a sua volta. Mustafà esausto delle prove dell’italiana, ritorna dalla moglie.
La morale è che se una donna lo desidera è capace di ingannare chiunque. Doppia è l’umiliazione del Bey, abbandonato dalla sua donna dei desideri, rimanere con una moglie ormai non più sottomessa. Se Stendhal definì l'opera come "la perfezione del genere buffo", il violinista tedesco Louis Spohr arrivò a giudicarla addirittura "diabolica". Quest'ultima definizione venne dalla stupefacente modernità della musica di Rossini, che evidentemente spaventava i contemporanei ancora in cerca del pacato sarcasmo settecentesco.

L’italiana in Algeri di Rossini, va in scena al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara il 5 e il 7 febbraio. Nata dalla coproduzione fra Comunale di Ferrara e Teatri e Umanesimo Latino SpA, l’opera vede interpreti Nicola Ulivieri nel ruolo di Mustafà, Daniela Cappiello nel ruolo di Elvira, Valeria Girardello come Zulma, Giulio Mastrototaro in Haly, Francisco Brito nella parte di Lindoro, Alisa Kolosova come Isabella e Lorenzo Regazzo in Taddeo.
Sul podio dell’Orchestra Città di Ferrara sale Francesco Ommassini, mentre il Coro Iris Ensemble è diretto da Marina Malavasi.
La regia dell’opera è di Giuseppe Emiliani, il riallestimento visuale e scenografico (con elementi scenici di Emanuele Luttazzi) è curato da Franco Cautero, i costumi sono di Stefano Nicolao, le proiezioni di Marco Godeas.

Informazioni

il 5 febbraio alle 20:00; il 7 febbraio alle 16:00
Teatro Comunale Claudio Abbado

Corso Martiri della Libertà, 5 – Ferrara
0532 202675 - teatro@comune.fe.it - www.teatrocomunaleferrara.it

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Pubblicato il 27/01/2016 — ultima modifica 28/01/2016
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