domenica 26.03.2017
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“Questo è il mio nome", il nuovo spettacolo del Teatro dell’Orsa, a Castelnovo Sotto

In scena giovani africani richiedenti asilo e rifugiati, il 22 luglio

S’intitola “Questo è il mio nome” il dirompente e commovente spettacolo che la Compagnia Teatro dell’Orsa porterà in scena nel Parco della Rocca di Castelnovo Sotto venerdì 22 luglio, alle ore 21:00. L’allestimento è il risultato di un denso percorso artistico e umano compiuto dai suoi ideatori e direttori artistici, Monica Morini e Bernardino Bonzani, assieme a un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati provenienti dall’Africa Subsahariana e ospitati a Reggio Emilia: Ogochukwu Aninye, Mamoudou Camara, Djibril Cheickna Dembélé, Ousmane Coulibaly, Ezekiel Ebhodaghe e Lamin Singhateh.

Questo progetto teatrale s’inserisce nei programmi di intervento per l’accoglienza che fa assumere al teatro una dimensione sociale, di cura della persona ma anche di trasmissione della cultura: i giovani migranti sul palco sono portatori di saperi, ci rivelano sguardi e prospettive che non possiamo conoscere se non incontrandoli, mettendoci in ascolto. Il centro drammaturgico dello spettacolo infatti non è il dispatrio e le relative ferite, ma il vissuto complessivo di questi ragazzi: la loro infanzia, i giorni felici, la relazione con i genitori, l’eredità del patrimonio culturale. Poi arrivano le realtà che negano la sopravvivenza e la possibilità di scelta, portano a quello strappo quasi biologico che è l’abbandono del paese d’origine e delle proprie radici, costringono alla fuga. “I giovani che abbiamo incontrato e che calcano la scena”, scrivono Morini e Bonzani, “sono Odissei che cercano un’Itaca chiamata vita”. Come il protagonista di un libro di Eric Emmanuel Schmitt, un ragazzo che fugge dalla dittatura di Saddam Hussein, dalla guerra, dall’embargo, da Bagdad sconvolta da attentati terroristici, e dice: “Odisseo sognava di tornare a casa dopo una guerra che l’aveva condotto lontano. Invece io ho voluto lasciare il mio paese devastato dalla guerra. Come Odisseo durante il viaggio anch’io ho incontrato migliaia di ostacoli. Ma lui tornava, io vado.”

Questo è il mio nomeChe almeno gli Ulisse dei nostri giorni non debbano continuare a chiamarsi “Nessuno”, per avere salva la vita, spinti nel calderone anonimo di un “problema sociale”. “Questo è il mio nome” ci dice che è possibile: in un crescendo empatico tra il palco e la platea, partendo da Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Nigeria e Gambia, sulla scena si srotolano storie di vita ben precise e colme di una sorprendente forza e fierezza, di contagiosi slanci vitali, di emozioni e umanità, di ricordi gioiosi e ricordi drammatici, di esperienze pesanti raccontate con leggerezza, di speranza di chi sta a braccia aperte pronto a fare e a dare. Sono “storie incise nella polvere e nella carne, scintille di memoria, passi protesi in avanti e occhi che guardano indietro”, dicono i due registi. Ciascuno dei rifugiati e richiedenti asilo come “l’angelo della Storia” che Walter Benjamin descrive così: “Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui.”
www.teatrodellorsa.com

Informazioni

Parco della Rocca di Castelnovo Sotto
nell'ambito del Festival di Resistenza, Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria

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Pubblicato il 18/07/2016 — ultima modifica 18/07/2016
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