domenica 20.08.2017
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“I masnadieri” tornano nella terra di Giuseppe Verdi

L’opera diretta da Simon Krečič al Teatro Verdi di Busseto, dal 22 aprile al 7 maggio
“I masnadieri” tornano nella terra di Giuseppe Verdi

I masnadieri

Dal 22 aprile al 7 maggio nella terra di Verdi e nel teatro che porta il suo nome - Teatro Giuseppe Verdi di Busseto - torna il melodramma tragico “I masnadieri”, composto da Verdi su libretto di Andrea Maffei tratto da "Die Räuber" di Friedrich Schiller, dramma pubblicato nel 1781 in perfetto stile preromantico "Sturm und Drang” (“tempesta e assalto”). I protagonisti del dramma, ovvero una banda di briganti, vennero scelti da Verdi per raccontare “l’ardore che divampa nel cuore di ogni rivoluzionario”.

L’allestimento di Busseto, un vero e proprio vivaio di giovani talenti musicali, è quello creato per il Festival Verdi del Bicentenario e firmato da Leo Muscato - eletto “miglior regista di prosa” dall’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali e  “miglior regista d’opera” dall’Associazione Nazionale dei Critici Musicali - che ha svolto un lavoro di regia sui personaggi, dai solisti al coro e ai mimi, puntando sull’espressività.

Un’ottima capacità d’espressione viene dimostrata anche dal giovane e talentuoso direttore d’orchestra sloveno Simon Krečič, alla guida dell’Orchestra dell’Opera Italiana, e dal Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani, sia nel canto che nell’interpretazione scenica. I solisti della produzione sono stati selezionati tra i finalisti del Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto e gli allievi della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna.

Simon Krečič si è dichiarato emozionato all’idea di dirigere l’opera in un teatro come quello di Busseto, lo ha detto apertamente: “È un’esperienza unica. Noi gente dell’opera vediamo Verdi come un ‘santo’ e eseguire un suo titolo nel suo luogo di nascita è una cosa sacra e la farò con tutto il rispetto possibile. Da ogni muro, angolo, strada e casa si può sentire irradiarsi lo spirito di Verdi e non solo il suo: tantissimi grandi dell’opera sono passati di qua. Forse come straniero ho ancora più rispetto per questi luoghi: le persone del luogo sono abituate ad incontrare Verdi ogni giorno in ogni strada, ma per me è un'occasione emozionante”.

E a proposito della sua interpretazione dei “Masnadieri”, Krečič ha spiegato: “Trovo quest’opera bellissima: più si studia approfonditamente e più si scoprono gioielli. Mi piacciono soprattutto i duetti. È un'opera di emozioni estreme: dalle più intime e tenere espressioni e confessioni d’amore alle più crudeli e violente azioni. Studiandola mi sono chiesto perché non si esegua più spesso: la storia, tratta da Schiller, funziona bene e la musica è bellissima… Vorrei che gli spettatori ricevessero già dalla prima nota che si tratta di un’opera drammatica e tetra. L’orchestrazione aiuta questo effetto grazie agli ottoni e ai legni usati nel registro grave”.

L’opera è ambientata nella Germania del XVI secolo, gli fa da sfondo la Guerra dei Sette Anni. A ricreare la suggestiva ambientazione, tra il castello dimora del conte di Moor e i boschi in cui scorazzano i briganti capeggiati da uno dei figli del conte, ci sono le scene d’effetto di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Alessandro Verazzi.

Nelle note di regia per la prima messa in scena dell’opera, Leo Muscato ha apposto come motto una frase di Borges: ‘Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo. Non sono stato felice.’ E poi ha spiegato come la ricerca della felicità e l’incapacità di trovarla nelle piccole cose fosse il motore che dà il via a questa storia: “All’inizio de I masnadieri tutti i personaggi sono in bilico sulla corda tesa della vita. Tutti scontenti, ma ancora tutti fortemente speranzosi di ottenere quanto prima ciò che ritengono sia la chiave della loro felicità. Carlo - cacciato via di casa - attende solo una lettera del padre che lo autorizzi a ritornare. Lui non lo sa, ma a casa c’è ancora Amalia, il suo primo amore. È ancora lì che l’aspetta. Da sei anni. Fiduciosa. Intanto si prende cura della vecchiaia, della malattia e dei sensi di colpa dell’anziano padre di Carlo, il vecchio Conte Moor, che non riesce a perdonarsi il moto d’orgoglio che l’ha portato a cacciare via il suo primogenito, perdendone ogni traccia. E poi c’è il secondogenito del Conte, Francesco, afflitto nel corpo e nell’anima da un profondo senso d’inferiorità e una misantropia atavica che lo attanaglia. Si è rinchiuso nella solitudine del vecchio castello cadente dei Moor, trasformandolo prima in un luogo d’oblio, poi di tirannia. È un mondo in disfacimento quello evocato da Schiller; e i suoi Masnadieri raccontano perfettamente gli umori della sua epoca, la rivolta ossessiva contro l’età della ragione in nome dell’emozione. Anche nell’opera di Verdi c’è un flebile riferimento alla guerra, ma è una guerra invisibile sulla scena, presente più che altro negli animi e nelle coscienze devastate dei suoi protagonisti. E tra questi ci sono i giovani che all’apertura del sipario sono riuniti in una taverna: disertori, studenti, fuggiaschi, borghesi, che - approfittando dell’anarchia e della gran confusione - creano una masnada e giurano di saccheggiare tutto ciò che possono. C’è crudezza nelle loro azioni e spudoratezza nei loro comportamenti. E, già nel primo verso, Mafferi esplicita dichiaratamente la violenza del loro linguaggio: fa pronunciare a Carlo le parola noia e schifo. Due parole che sono la spia della linea d’ombra che questo giovane vede all’orizzonte. E come lui molti altri: ieri come oggi.

L’allestimento è prodotto dal Teatro Regio di Parma, in collaborazione con il Comune e il Teatro Verdi di Busseto e il Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”.

Lo spettacolo va in scena, con sopratitoli in italiano e inglese, alle 20.30 per tre sabati consecutivi, 22 e 29 aprile e 6 maggio, e alle 15.30 nei pomeriggi di domenica 23 e 30 aprile e 7 maggio. La durata complessiva dell’opera è di 2 ore e 30 minuti circa, incluso un intervallo di 20 minuti tra il secondo e il terzo dei quattro atti.

 

Informazioni:

www.teatroregioparma.it

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Pubblicato il 11/04/2017 — ultima modifica 11/04/2017
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