lunedì 23.10.2017
caricamento meteo
Sections

“Ma” ovvero Pasolini, la madre, la scrittura e il dubbio

Lo spettacolo di Latella e Dalisi in scena al Teatro delle Passioni, il 21 e il 22 aprile
“Ma” ovvero Pasolini, la madre, la scrittura e il dubbio

Ma - foto di Brunella Giolivo

Al Teatro delle Passioni di Modena, venerdì 21 e sabato 22 aprile alle 21.00, va in scena "Ma", l’ultima produzione dello stabilemobile compagnia Antonio Latella.

Lo spettacolo, intenso e toccante, è un confronto di parole e di immagini di grande suggestione, con una stratificazione di significati affidati al “viaggio” nell’opera di Pier Paolo Pasolini e filtrati dal suo rapporto con la madre, Susanna Colussi, maestra elementare di origine contadina, una donna forte e profondamente legata al figlio da un affetto vicendevole, tanto da occupare un ruolo centrale anche nell’opera dell’artista.

Latella, regista di fama internazionale che si era già confrontato con la parola pasoliniana varie volte, di questa figura onnipresente analizza i valori simbolici che assume, in primis la forza generatrice grazie alla quale la madre diventa anche una madre-scrittura (che fa della creatività un pozzo inesauribile e del pensiero, della parola, l’arma nella battaglia della vita).

“In tutte le sue vittorie e sconfitte accanto all’uomo Pier Paolo Pasolini, c’è sempre la madre - afferma Antonio Latella nelle note di regia - Nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota. Sguardi e sorrisi spezzati delle madri scelte come icone assolute di un’Italia che sa che tutto sarà irrecuperabile. Quegli sguardi potenti e violentati da un dolore ancestrale. Tutta la sua letteratura e il suo teatro sono pervasi dalla presenza di quella madre che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano. Sarà proprio la madre del Poeta la Maria straziata dal dolore sotto la croce di Gesù, nel film Il Vangelo secondo Matteo. Ma ogni volta la Ma diventa altro. Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo, per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo, tutto è madre e si fa madre. Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel Ma necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma...”.

“La prima parola che il bambino è invitato a pronunciare: Mamma. La prima sillaba della parola mamma: Ma - afferma la drammaturga dello spettacolo Linda Dalisi, sottolineando la potenza e l’universalità di quel suono primordiale - Sillaba ripetuta tra le labbra che diventa culla e supplica. Il ‘Ma’ del discorso adulto contrappone, aumenta, sminuisce, rinnega, esalta ma è ‘particella disgiuntiva’ che è sempre legame. Cordone ombelicale tra due frasi-pensieri. Con Pasolini parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del ‘ma’ la ricerca prosegue nella parola… che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso. Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta lì da qualche parte: in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio… Che madre può essere la madre di un Profeta? E quando provo a immaginare Pasolini come Profeta non lo intendo come ‘colui che prevede’ ma, riprendendo il significato etimologico del termine, come colui che parla ‘di fronte’, dritto in faccia al Potere… Quella stessa Madre, poi, è diventata altro, nei film e nei versi, come nel teatro: un’altra faccia, un altro corpo, un’altra voce, un'altra lingua, ma con una solitudine speculare. ‘Ma’ con una solitudine specchio. Madre che supplica e che riceve la supplica del figlio. Ma che è origine della Parola. Madre che è scrittura. ‘Ma’ che è ‘eppure’, che limita coi suoi ‘però’, che porta avanti una cosa che altrimenti sarebbe chiusa. Madre che è una frase intera, che non vuole vedere la frase-figlio morire”.

Madre come generatrice, dunque, il cui procreare è contemporaneamente dono e condanna, madre che ha donato parola al figlio e poi si trova di fronte al figlio morto per l’uso fatto della parola: ciò che emerge quale “fil rouge” del lavoro è quindi la disperazione di una madre-emblema di tutte le madri, interpretata dalla pluripremiata Candida Nieri (vincitrice del Premio Ubu come migliore attrice 2013, Premio Duse Social 2015, Premio Adelaide Ristori 2016).

Sola in scena, ancorata e bloccata da megascarpe maschili (la cui simbologia suggerisce vincoli interpretabili da ciascuno in base alla propria sensibilità), la Nieri offre il suo volto ad una grata di metallo piena di lampade che sembrano fari da interrogatorio e diventa un turbine di pensieri, riflessioni e ragionamenti che emergono attraverso un dialogo interiore, da Nieri considerato una grande risorsa.“Significa trattare il proprio mondo interiore come un’alchimia, come nello sciamanesimo - dichiara l’attrice - in Ma, si scavano relazioni diverse e diversi tipi di amore, quello che poi si vede è come si è se stessi di fronte alle varie relazioni che si hanno”.

Le scene della pièce portano la firma di Giuseppe Stellato, le musiche sono del compositore Franco Visioli, i costumi di Graziella Pepe, le luci di Simone De Angelis.

 

Informazioni:

www.ert.it

Azioni sul documento
Pubblicato il 04/04/2017 — ultima modifica 04/04/2017
Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it