mercoledì 26.04.2017
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Tre spettacoli in carcere nella V edizione di Trasparenze Festival

A Modena dall’11 al 13 maggio. Per accedere alla Casa Circondariale è necessario inviare i propri dati entro il 18 aprile
Tre spettacoli in carcere nella V edizione di Trasparenze Festival

Albania casa mia

Tornano, per la quinta edizione di Trasparenze Festival (Modena, 10-14 maggio), gli spettacoli all’interno della Casa Circondariale, aperti anche al pubblico esterno. Tre gli appuntamenti in programma: l’11 maggio Vincenzo Pirrotta con “Malaluna”, il 12 maggio Kronoteatro con “All’inferno” e il 13 maggio Aleksandros Memetaj con “Albania casa mia”. Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 18.00, con l’ingresso in carcere alle ore 17.00. Per assistere agli spettacoli è richiesto l’invio dei propri dati anagrafici entro il 18 aprile scrivendo alla mail comunicazione@trasparenzefestival.it in modo da ricevere le autorizzazioni necessarie (ai giornalisti è richiesto anche il numero di tesserino dell’Ordine, che farà fede al momento dell’ingresso).

L’11 maggio andrà in scena in un “concerto per voce sola”, Vincenzo Pirrotta con il suo “Malaluna”. Un viaggio dell’anima nella città di Palermo dove la “voce sola” è quella di Vincenzo Pirrotta, mentre la musica, composta per una piccola orchestrina metropolitana, è di Emanuele Esposito. Lo spettacolo restituisce una riflessione poetica sulla speranza umiliata di questa città e del suo hinterland, evitando immagini stereotipate e senza alcuna rimozione. La lingua e i ritmi e le risonanze arcaiche sono aspre e dolci al tempo stesso, con una straziata musicalità tesa a restituire, come in veloci sequenze fotografiche, tutta la realtà “sconcia, slabbrata e brutale” di Palermo. Un’umanità varia e dolorosa presentata sulla scena senza alcun infingimento ma con violenta sincerità.

Il 12 maggio, sempre alle 18.00, sarà la volta dell’esito di un laboratorio con i detenuti della Casa Circondariale di Modena. Si tratta di “All’inferno – Furore e Rimorso. Appunti per un percorso di lavoro ispirato al Tieste di Seneca” di Kronoteatro che così racconta questa: “Nel lavoro che abbiamo pensato di proporre  volevamo approfondire alcune tematiche che affiorano dalla tragedia di Seneca Thiestes e che scavano nel concetto di scelus (delitto/misfatto), e raggiungono l’aspetto più profondo e segreto, il meno visibile ma il più decisivo e sconvolgente: la tempesta di passioni da cui prorompe il delitto; e soprattutto la scoperta che in questo violento tumulto emotivo, il delitto trova la sua prima tremenda punizione, perché è  inevitabile che il furore finisca per incrudelire proprio chi il delitto commette; e la prima e più tragica follia di questo tumulto consiste nel fatto che colui che si lascia trascinare da esso non si rende conto di procedere innanzi tutto verso la  propria rovina, o magari se ne rende conto,  ma – follia suprema – vi si butta lo stesso a capofitto. A noi interessa attraverso un lavoro con i detenuti e attraverso le parole e i personaggi senecani (Atreo e Tieste) indagare,  partendo dal lampo che illumina ciò che sta immediatamente prima del delitto, l’istante del definitivo cedimento all’impulso scellerato una volta caduto l’ultimo baluardo della ragione, esaminare  quello stadio in cui lo scelus-misfatto comincia ad essere concepito, quell’oscuro processo genetico per cui il furore si insinua nell’anima, la scuote, la violenta, se ne impossessa e vi inculca  il seme del delitto; già in quel preciso istante il misfatto comincia a generare l’unico frutto di cui sia capace: sofferenza; la quale, non ancora compiuto l’atto si scarica invece, sotto la forma di devastante sconvolgimento di ogni equilibrio psichico, proprio sul colpevole, del quale costituisce la prima, terribile punizione, nell’attesa che a questa si aggiunga, dopo il fatto, inesorabilmente quand’anche il delitto rimanesse impunito, un’altra non meno terribile punizione, quella del rimorso”.

Il terzo spettacolo, in programma il 13 maggio, è “Albania casa mia” di e con Aleksandros Memetaj, regia di Giampiero Rappa. Lo spettacolo ha vinto il Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2016 e il Premio Avanguardie 20 30 [Bologna]. La vicenda è ambienta nel 1991. Il regime comunista albanese, che per più di 45 anni aveva controllato e limitato la libertà dei cittadini, è ormai collassato. Migliaia di persone cercano di fuggire verso l’Italia partendo dai porti di Valona e Durazzo con navi, pescherecci e gommoni. Tra questi uomini e donne c’è Alexander Toto, trentenne che scappa da Valona a bordo del peschereccio “Miredita” (Buon giorno) e arriva a Brindisi. Sulla stessa imbarcazione c’è anche Aleksandros Memetaj, un bimbo di 6 mesi. “Albania casa mia” è la storia di due destini che, apparentemente lontani, ­si intrecciano fino a diventare uno solo. Lo spettacolo è anche testimonianza di un grande amore nei confronti della propria terra natale, di una difficile integrazione e di immagini e dolci ricordi di una nazione con una storia sofferta.

 

Informazioni:

www.trasparenzefestival.it

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Pubblicato il 18/04/2017 — ultima modifica 18/04/2017
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