mercoledì 29.03.2017
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“Giulio Cesare” ovvero le dinamiche del potere

Il dramma shakespeariano, diretto da Rigola a Cesena e Forlì. Dal 23 al 26 febbraio e dal 2 al 5 marzo
“Giulio Cesare” ovvero le dinamiche del potere

Giulio Cesare

“Giulio Cesare”, scritto da William Shakespeare nel 1599, parla ancora oggi alla nostra  contemporaneità. Ispirandosi in parte ai fatti storici e in parte alle “Vite dei nobili greci e romani” di Plutarco, Shakespeare comprime anni di eventi dell’antica Roma in pochi giorni distillandone così l’essenza, mostrando le dinamiche e il fascino sinistro del potere e trasformando l’intera narrazione in un unico, ininterrotto conflitto. Conflitto - senza eroi, senza certezze, senza valori assoluti - che attraversa anche la nuova versione del celebre dramma storico prodotta dal Teatro Stabile del Veneto, e affidata per l’adattamento e la regia allo spagnolo Àlex Rigola, che va in scena al Teatro Alessandro Bonci di Cesena dal 23 al 26 febbraio (alle 21.00 fino a sabato, alle 15.30 la domenica).

Nell'ambito del progetto "Un invito al Teatro - No limits", lo spettacolo di domenica sarà audiodescritto per i non vedenti e gli ipovedenti. Sabato 25 febbraio invece, alle 17:30 presso il Foyer del Teatro, è in programma un incontro della Compagnia con il pubblico.

Dal 2 al 5 marzo “Giulio Cesare” sarà al Teatro Diego Fabbri di Forlì (da giovedì a sabato alle 21.00, domenica alle 16.00).

L’indagine shakespeariana di Rigola, nome di spicco sulla scena europea (direttore della Biennale Teatro di Venezia fino al 2016), è caratterizzata da radicali riscritture dei testi, ma questo “Giulio Cesare”, pur essendo uno spettacolo molto originale, anticonvenzionale, moderno, è anche molto rispettoso del testo shakespeariano. Epico, intenso ed appassionante, ci apre una finestra sulla  realtà di oggi (e ce la mostra sfuggente e suscettibile di mille interpretazioni), sui miti che sorgono e decadono per essere sostituiti da altri che a loro volta crolleranno, sul nostro mondo in cui tutto passa e tutto cambia, nella forma, e tutto rimane uguale a se stesso, nella sostanza.

Il lavoro prende avvio dalla riflessione su questa condizione umana che resta pressoché invariata da oltre duemila anni: vivere appesi ad un filo, in uno stato di precarietà, di violenza pervasiva e latente e di alienazione quasi rassegnata di chi quella violenza la subisce e resta riluttante a mettersi in gioco, per cambiare lo stato delle cose. Ma si domanda, come fa il regista guidando il lavoro di dodici attori in scena: perché si usa la violenza per scrivere la storia? come si fa chiedere a qualcuno di uccidere un proprio simile? che spazio ha l’etica in politica?

Con una messa in scena d’impatto - che si nutre anche di estetica pop, di incursioni video e di amplificazioni - la regia rimanda continuamente all’attualità: nello spettacolo, a fare da sfondo alle parole di Shakespeare sfilano le immagini dei potenti di oggi di fronte alle grandi tragedie contemporanee, dal terrorismo ai naufragi dei migranti, fino alla gigantografia del bimbo siriano annegato nelle acque di Bodrum, sulla costa turca, che ha turbato le nostre coscienze e qui torna a ricordarci a cosa portano le guerre civili.

Nel ruolo di Cesare in questa versione del dramma troviamo una donna, l’attrice Maria Grazia Mandruzzato, ed anche questa scelta riporta il dramma alla contemporaneità: in lei si raccolgono le tante espressioni di “donne al comando” che oggi muovono le leve del potere con la stessa inflessibile determinazione dei loro omologhi uomini, come precisa la stessa attrice: “Al giorno d’oggi ci sono molte donne che gestiscono il potere, tanto quanto gli uomini. Penso alla Merkel, alla Clinton, alla Thatcher negli anni ’80 e ’90. Da parte mia, sul piano fisico ho cercato di trasferire nella figura di Cesare l’energia del potere, quel carisma che è fascinazione, che soggioga gli altri e che del potere è una peculiarità. Per il resto mi sono affidata al testo, che è fondante. Poi, se devo pensare alla nostra realtà quotidiana, le donne che detengono il potere possono essere terribili tanto quanto gli uomini… Al di là del genere penso che sia difficile sottrarsi alle dinamiche generate dal potere, quelle in cui si ritrova invischiato l’essere umano quando lo esercita”

Nei panni del nobile Marco Antonio troviamo Michele Riondino, il “giovane Montalbano” della serie televisiva; il ruolo di Cassio, che mette in moto la congiura per uccidere l’imperatore, è affidato a Michele Maccagno. Il personaggio di Bruto che, pur essendo mosso da intenzioni opposte a quelle di Cassio, cede all’idea dell’assassinio come l’unica via percorribile e resta dunque l’eterno sconfitto delle sfide etico-verbali nelle quali è coinvolto, è interpretato da Stefano Scandaletti. Gli altri otto interpreti di questo formidabile cast sono Silvia Costa, Margherita Mannino, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino, Riccardo Gamba, Raquel Gualtero, Beatrice Fedi, Andrea Fagarazzi.

La traduzione del testo porta la firma di Sergio Perosa; gli spazi scenici sono stati curati da Max Glaenzel, lo spazio sonoro da Nao Albet, l’illuminazione da Carlos Marquerie, i costumi da Silvia Delagneau.


 

Informazioni:

www.teatrobonci.it

www.teatrodiegofabbri.it

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Pubblicato il 22/02/2017 — ultima modifica 22/02/2017
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