venerdì 17.11.2017
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Francesco Simoncini e l’estetica del carattere

Al Museo del Patrimonio Industriale una mostra su un grande innovatore nel campo del design e della tipografia

A Bologna quel gioiello del Museo del Patrimonio Industriale propone, all’interno del suo percorso espositivo, una imperdibile mostra dedicata al “Metodo Simoncini”. E’ una storia davvero interessante quella di Francesco Simoncini (1912-1975), autodidatta, figlio dell’Emilia del dopoguerra e del saper fare nostrano, imprenditore illuminato capace di trasformare l’azienda del padre, colpita dalla guerra,  in una realtà all’avanguardia nel settore della progettazione e produzione di matrici per macchine Linotype.

Le sue innovazioni e le sue creazioni ci riguardano più da vicino di quanto possiamo immaginare. Simoncini ha disegnato caratteri o, usando il termine inglese, font, che tutti abbiamo avuto davanti agli occhi. Basti pensare al “Garamond Simoncini”, adottato dalla Casa Editrice Einaudi fin dal giugno 1960 per la collana “Universale” (il primo volume Einaudi stampato con questo carattere fu “Linea d’ombra” di Joseph Conrad), e divenuto in seguito il Font iconico dell’editoria italiana. E poi il “Delia”, chiamato all’inizio il carattere “Pubblicità” (era nato per questo settore) e prodotto quasi esclusivamente in corpi piccolissimi. “Delia”  è stato per ben 10 anni (dal 1969 al 1979) il carattere delle Pagine Gialle e degli elenchi telefonici. Altri suoi caratteri (Aster, Selene, Permanent) hanno avuto larga diffusione anche in quotidiani e periodici in Italia e all’estero: tra gli italiani figurano lo Stadio, la Nazione, Il Tempo, Il Guerin Sportivo, Il Resto del Carlino, la Domenica del Corriere.

Nel progettare i propri caratteri Simoncini metteva al primo posto la chiarezza e la leggibilità.  In un intervento al politecnico di Torino, nel 1965, dichiarava: “La leggibilità e funzionalità dei testi stampati, destinati a letture prolungate, è in parte oggi legata alla scelta di un buon procedimento a stampa, ma soprattutto alla diligenza con cui si procede alla preparazione dello stampato. (...) in ogni nostro atto, nell’attività grafica, sia sempre presente la figura del lettore e le sue esigenze”. Anche per questo ancora oggi i suoi caratteri, seppure pensati per una tecnologia oggi obsoleta (il Linotype), sono noti e apprezzati in tutto il mondo.
Il percorso espositivo, a cura di Elisa Rebellato e Antonio Cavedoni e visibile fino al 12 novembre 2017, propone un’esperienza immersiva e multimediale con un allestimento ispirato alla disposizione del reparto disegno caratteri delle Officine Simoncini. Le cinque grandi postazioni illustrano con efficacia l’affascinante processo di ideazione e realizzazione di una matrice per Linotype, con una panoramica completa dei suoi alfabeti più importanti. Attraverso filmati, disegni, fotografie e strumenti originali dell’epoca entriamo “dal vivo” nel lavoro dell’officina fino al prodotto finale (il libro o il giornale stampato, i cataloghi, i brevetti).

La mostra si inserisce nel programma del progetto “Griffo, la grande festa delle lettere” che culminerà nel 2018 con la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Francesco Griffo da Bologna, un innovatore che può essere a ragione annoverato tra i grandi protagonisti del Rinascimento. A lui si deve l’invenzione del corsivo che ha rivoluzionato la storia dell’editoria: derivato dalla calligrafia, ha dato vita alle prime edizioni economiche in piccolo formato facilitando così la diffusione delle idee e della cultura.

Tutte le informazioni sulla mostra sono sul sito:
http://www.museibologna.it/patrimonioindustriale/eventi/51897/id/92296

 

Per saperne di più sul “Metodo Simoncini”:
E. Ribellato, Un Garamond bolognese per Einaudi, (IBC, a. XXI, 2013)

 

 

 

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Pubblicato il 07/11/2017 — ultima modifica 07/11/2017
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