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“Gianni Schicchi”, l’opera buffa dei giovani allievi del Teatro Comunale di Modena

Con la regia di Stefano Monti, il 14 e il 15 gennaio
 “Gianni Schicchi”, l’opera buffa dei giovani allievi del Teatro Comunale di Modena

"Gianni Schicchi"

Nell’ambito di un ampio programma di formazione finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con l’obiettivo di fornire alte competenze specialistiche alle diverse figure che operano nel settore dello spettacolo dal vivo, la Fondazione Teatro Comunale di Modena ha realizzato un progetto di alto perfezionamento comprendente un corso dal titolo “Produzione lirica in teatro” e uno stage finale durante il quale i cantanti si sono impegnati nell’allestimento dell’opera buffa “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini.

Con la regia di Stefano Monti (che durante il corso ha tenuto lezioni di arte scenica) e con la direzione musicale di Stefano Seghedoni (in buca c’è l’Orchestra dell’Opera Italiana), questa nuova produzione viene presentata al pubblico al Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” sabato 14 gennaio alle 20.00 e replicata domenica 15 gennaio alle 15.30.

Nel numeroso cast, che ai professionisti già affermati affianca i giovani allievi del progetto, nel ruolo di Gianni Schicchi troviamo Sergio Vitale, nel ruolo di sua figlia Lauretta si alterano le corsiste Ayse Sener e Giada Borelli. Le scene portano la firma di Rinaldo Rinaldi, le luci sono concepite da Andrea Ricci.

Il genere operistico buffo è considerato una prova singolare e fuori del comune per un temperamento non incline all’umorismo come quello di Puccini, ma che fosse contento e divertito all’idea di musicare la bizzarra e un po’ macabra figura di Gianni Schicchi lo dimostra una sua strofetta ironica indirizzata al librettista Gioachino Forzano: “Dopo il Tabarro di tinta nera / sento la voglia di buffeggiare, / Lei non si picchi / se faccio prima quel Gianni Schicchi.”

La fonte primaria del soggetto dell’opera è la Divina Commedia di Dante, un breve episodio contenuto nel trentesimo canto dell’Inferno, dove il protagonista viene condannato in quanto ”falsatore di persone”. A sua volta anche Dante si era ispirato a un fatto realmente accaduto: lo Schicchi, appartenente alla famiglia Cavalcanti, sostituendosi al cadavere di Buoso Donati, dettò un falso testamento in favore del figlio di Donati, Simone, diseredato dal padre. Ma per la composizione del libretto Forzano attinse a piene mani anche ad un altro testo, ben più esteso e articolato rispetto ai pochi versi danteschi: il Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del XIV secolo. Nel libretto Firenze rivive anche grazie e precisi riferimenti linguistici (veri e propri toscanismi) e storici (Giotto, i Medici, i ghibellini). Anche Puccini, nel musicare il soggetto, caratterizzò con grande precisione l’atmosfera e l’ambiente. Il risultato complessivo è una splendida immagine della Firenze medioevale.

 

Informazioni:

www.teatrocomunalemodena.it

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Pubblicato il 09/01/2017 — ultima modifica 09/01/2017
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