venerdì 17.11.2017
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La Shoah raccontata nei teatri dell’Emilia-Romagna

Spettacoli dedicati alla Giornata della Memoria, da giovedì 26 a domenica 29 gennaio
La Shoah raccontata nei teatri dell’Emilia-Romagna

Kinder

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”, scriveva Primo Levi. A 72 anni di distanza dalla fine del genocidio nazista, da giovedì 26 a domenica 29 gennaio numerosi teatri del territorio regionale attraverseranno le celebrazioni della Giornata della Memoria riaprendo quella pagina. Per non dimenticate le vittime e per interrogarsi sul perché l’umanità, inciampata nell’abisso della Shoah, continua a ricadere nell’orrore della disumanizzazione dell’altro.

A Parma la ricerca drammaturgica di Lenz Fondazione sui temi dell’Olocausto ha dato vita a “Kinder” (Bambini), spettacolo sulla tragedia dei bambini ebrei di Parma, vittime dello sterminio nazista. Il testo e l’imagoturgia sono di Francesco Pititto, le installazione e la regia di Maria Federica Maestri, la consulenza storica di Marco Minardi, le musiche di Andrea Azzali. A guidare i performer/bambini c’è Valentina Barbarini. Lo spettacolo andrà in scena nella Sala Majakovskij di Lenz Teatro il giorno stesso dedicato alla Memoria, venerdì 27 gennaio alle 21.00, con repliche sabato 28 gennaio, sempre alle 21.00, e domenica 29 gennaio alle 18.00.

La storia raccontata nel “Kinder” ha inizio nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, e termina nell’aprile del 1944, con la deportazione della comunità ebraica di Parma. La vicenda è focalizzata su un gruppo di sei bambini, protagonisti di quella tragedia, tutti morti ad Auschwitz. Il bellissimo testo di Pititto contiene, tra altro, poesie anonime di bambini ebrei dei campi, dialoghi immaginari tra i bambini di Parma e altri due bambini del campo di sterminio e una versione ritradotta di “Tenebrae” di Paul Celan, ma il nucleo drammaturgico consiste nel canto: sono i bambini del Coro di Voci BiancheArs Canto” (diretti da Gabriella Corsaro) l’essenza performativa di questo spettacolo che “va alla ricerca di un’Eco, di quel che non si potrebbe più dire, più ascoltare, più scrivere…”

A ricordare sei vite stroncate, assieme a quelle di milioni di esseri umani, sono dunque i bambini di oggi, con i loro sguardi silenziosi e poi con le loro voci recitanti e intonanti un unico Lied di Mozart (un lied, che parla di primavera imminente, di violette, di giochi, di un paese libero, inserito in modo dolce quanto reboante in una drammaturgia musicale composta di voci straniere e rumori/rimandi sonori del campo di sterminio). Per soffermarsi a riflettere su cosa abbiano significato quei tragici anni per i bambini italiani ebrei (allontanati da scuola, testimoni impotenti della progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, se non dell’eliminazione fisica della propria famiglia), ma anche per cucire la memoria alla vita dell’oggi, come ha sottolineato Pititto: “Vogliamo concentraci sui volti dei bambini di Parma come su di un unico monumentale volto di bambino che possa rappresentare tutti i ‘kinder’ di ogni guerra”

Ad apportare trasformazioni che diminuiscono la distanza temporale e sciolgono ricordi cristallizzati è anche “Antigone 2017”, spettacolo liberamente ispirato all’Antigone di Sofocle.

Ideato e realizzato dal Teatro delle Ariette assieme al Collettivo La Notte e Laboratorio Permanente di Pratica Teatrale, domenica 29 gennaio alle 18.00 lo spettacolo sfiderà il freddo invernale andando in scena nella Piazza Garibaldi di Bazzano, a Valsamoggia.

Anche questo evento teatrale di piazza è dedicato alla Giornata della Memoria di quest’anno, ma è anche e soprattutto un omaggio a Elie Wiesel, giornalista, scrittore, attivista per i diritti umani e Premio Nobel per la pace scomparso pochi mesi fa. Poliglotta di origine ebraica sopravvissuto all'Olocausto, Wiesel ha speso la sua vita a raccontare quell’orrore e ai direttori artistici e attori del Teatro delle Ariette ha “toccato il cuore”, a tal punto da ispirarsi a questo “combattente contro l'oblio” per realizzare un loro precedente spettacolo, “La Notte”.

Cosa c’entra invece con la Giornata della Memoria Antigone sofoclea, la ragazza condannata a morte a causa dell’intramontabile conflitto tra l’etica e il potere? C’entra in tutto e per tutto, perché quella tragedia antica si può declinare in mille sfumature ma il cardine attorno cui gira ogni riscrittura è sempre la dialettica che si instaura tra l’individuo e la società, tra la coscienza del singolo e il corpus di norme che regolano la vita comune. Ogni volta che qualcuno subisce l’ingiustizia di una legge o di chi la applica in modo iniquo ci troviamo di fronte a una Antigone (e ai tempi delle leggi razziali l’Italia era strapiena di Antigoni, di ogni genere ed età). Così questo spettacolo è anche “la storia di un popolo che tace, per paura, di fronte all’arroganza del potere”, per dirla con Paola Berselli e Stefano Pasquini, firmatari della drammaturgia e della regia di questo spettacolo. “Questa è la Storia, la solita Storia, - dicono - Antigone 2017 è il nostro modo di dire basta, di dire che siamo stufi di questa Storia che ha sempre lo stesso finale. Noi possiamo scrivere un altro finale, noi vogliamo vivere un altro finale, ogni giorno…”

Bambini sono anche i protagonisti dello spettacolo “Le stelle di David”, che anticiperà di un giorno la Giornata della Memoria, andando in scena giovedì 26 gennaio alle 21.00 al Teatro Comunale Ferdinando Bibiena di Sant’Agata Bolognese. Liberamente ispirata al romanzo per ragazzi di Helga Schneider e accompagnata da musiche composte ed eseguite dal vivo da Marcello Batelli - sul palco, davanti ai leggii, troveremo Roberto Anglisani e Alessandro Rossi - la pièce scruta dall’interno il microcosmo di un quartiere borghese di Wilmersdorf, mentre l’avvento al potere di Hitler sta distruggendo gli equilibri affettivi di tre famiglie legate da rapporti di buon vicinato e di salda amicizia. Siamo nella Germania all’inizio degli anni Trenta, ovvero all’inizio della follia che di lì a poco avrebbe generato l’Olocausto. Da un giorno all’altro, la fede ebraica di una delle tre famiglie (particolare che fino ad allora non aveva mai giocato alcun ruolo nei loro rapporti) diventa una colpa, fa la differenza. Ed è così che due bambini, ebreo il primo ariano l’altro, prima inseparabili compagni di giochi, si trasformano in vittima e carnefice. Ed accade sotto gli occhi prima indifferenti e poi partecipi degli adulti “ariani”, che con tragica ipocrisia mettono a tacere la propria umanità.

Qualche delucidazione su quanto muoveva le coscienze di quegli adulti tedeschi, comunque esposti alle rappresaglie del regime, la si può trovare in uno spettacolo prodotto da Korekané e ideato e diretto da Elisabetta Gambi e Chiara Cicognani, che andrà in scena domenica 29 gennaio, alle 21.30, al Teatro Comunale Ermete Novelli di Rimini. Sul palco, tra tanti altri, troveremo Alberto Guiducci e Stefania Tamburini. Lo spettacolo, dal titolo “Il terrore nei sogni del Terzo Reich”, è ispirato al libro della ricercatrice Charlotte Beradt “Il Terzo Reich dei sogni”, frutto di un’ampia ricerca per l’appunto sui sogni fatti da cittadini tedeschi sotto la dittatura hitleriana, tra il 1933 e il 1939. Tra la forza persuasiva della propaganda e il clima di terrore scaturito da un regime del quale era proibito dubitare, la paura di venire denunciati alla Gestapo per qualunque gesto interpretabile come dissenso e i sensi di colpa per non riuscire a reagire, le testimonianze mettono in evidenza la completa dissociazione interiore che generava una sorta di censura persino nell’attività onirica del cervello, nei sogni auto-controllati dal terrore.

Fabio Mazzotti, autore e interprete di “Ti racconto la Shoah” - spettacolo “contro l’oblio, l’indifferenza, la mistificazione” che andrà in scena alle 10.00 di sabato 28 gennaio nella Sala Il Lavatoio di Sant’arcangelo di Romagna con la regia di Roberto Scappin - cerca e offre il riparo dallo sconforto che provoca la Memoria nella comicità, ma questo ovviamente non gli impedisce di tracciare un ritratto impietoso dei criminali nazisti e della loro “follia assoluta e infallibile che si è propagata all’ombra dell’umano”. Dunque, attraverso lo strumento della satira e della parodia, Mazzotti presenta un lavoro suddiviso in tre quadri: nel primo prende a spunto la proverbiale autoironia degli ebrei, amplificata dalla retorica nazista; nel secondo, a fare da contrappunto, troviamo lo smarrimento e lo sgomento di un popolo spinto dalla persecuzione nazista nel baratro più efferato; nel terzo si sprofonda nella vita quotidiana dei campi di sterminio.

“Dallo scudetto ad Auschwitz” è il titolo dello spettacolo diretto da Caterina Bartoletti, che andrà in scena nella Sala Primavera dell’Ozzano dell’Emilia venerdì 27 gennaio, alle 20.30. Tratto dal libro di Matteo Marani, giornalista definito “detective della memoria”, ricorda la vita dell’ebreo Arpad Weisz, un grande uomo dello sport inghiottito dall’orrore della Shoah. Col Bologna, da allenatore, negli anni Trenta vinse due scudetti consecutivi, ma poi lo stesso Bologna lo licenziò in omaggio alle leggi razziali. Se ne andò con la famiglia in Francia e poi in Olanda, dove lo chiamavano “Sir Fantastiche” per le sue memorabili lezioni di tattica. Ma il cerchio si stringeva anche lì: nel ’41 agli ebrei era già vietato frequentare lo stadio (e Weisz spiava la sua ex squadra dalle fessure nella staccionata di legno), ma anche andare a scuola, entrare nei bar, ristoranti, negozi, salire sui mezzi pubblici. Potevano però salire sul treno - e persino pagarsi il biglietto - che li avrebbe portati verso i lager… Weisz morì ad Auschwitz (di freddo, fame, solitudine, disperazione) alla fine di gennaio del ’44, mentre al resto della sua famiglia, quindici mesi prima, fu riservato Zyklon B.

Senza la pretesa di esaurire la vasta gamma di proposte teatrali pensate e organizzate in omaggio alla Giornata della Memoria, segnaliamo ancora lo spettacolo “La volontà - frammenti per Simone Weil” del regista, drammaturgo e attore César Brie, che andrà in scena al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno alle 21.00 di venerdì 27 gennaio. Affiancato da Catia Caramia e seguendo il percorso frammentato tipico della memoria, Brie racconta la vita, il pensiero e l’anima di questa filosofa francese ebrea morta nel ’43 ma che ancora oggi, più attuale che mai, ci interroga con una forza sconvolgente.

Adorno, in seguito al suo dialogo a distanza con Celan sull’impossibilità di comporre poesie dopo Auschwitz, ha scritto: “Il dolore incessante ha tanto diritto di esprimersi quanto il martirizzato di urlare (…) il dire che dopo Auschwitz non si possono più scrivere poesie non ha validità assoluta, è però certo che dopo Auschwitz, poiché esso è stato e resta possibile per un tempo interminabile, non si può più immaginare un’arte serena”.

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Pubblicato il 25/01/2017 — ultima modifica 25/01/2017
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