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Afganistan, il Grande Gioco

Con la regia di Bruni e De Capitani. All’Arena del Sole di Bologna, dal 14 al 18 giugno
Afganistan, il Grande Gioco

Il Grande Gioco - foto Laila Pozzo

“The Great Game – Afghanistan” è un affresco teatrale diviso in tredici stazioni che il Tricycle Theatre di Londra ha commissionato ad altrettanti autori per raccontare il rapporto complesso e quasi sempre fallimentare che l’Occidente ha avuto con l’Afghanistan (terreno di scontro delle potenze mondiali per la sua posizione geografica, che ha da sempre rivestito un’importanza strategica sulla scacchiera del pianeta). Il progetto, debuttato nel 2009 con un successo clamoroso, è stato elogiato dal “Daily Telegraph” per il quale era “in cima alla lista dei migliori spettacoli dell’anno”, mentre “Guardian” ha scritto che “qualcosa di importante è accaduta al Tricycle dove la storia e la cultura dell’Afganistan sono state portate in scena in un modo emozionante e provocatorio".

Il Teatro dell’Elfo, continuando la sua indagine sulla drammaturgia anglosassone, ha trovato in questa grande epopea, che copre un arco di tempo che va dal 1842 ai giorni nostri, una nuova e irrinunciabile occasione di teatro che racconta il presente. Suddiviso in due parti, lo spettacolo è realizzato in co-produzione con Emilia Romagna Fondazione Teatro e la prima parte, debuttata a Milano in gennaio, andrà in scena all’Arena del Sole di Bologna (nella Sala de Berardinis) dal 14 al 18 giugno (da mercoledì a venerdì alle 21.00, sabato alle 19:30, domenica alle 16.00).

Per questi primi cinque episodi del progetto, che sarà sviluppato ulteriormente, i registi Elio De Capitani e Ferdinando Bruni hanno scelto tre testi che riguardano il periodo 1842-1930 e che nella versione originale sono raggruppati sotto il titolo “Invasione e indipendenza” (“Trombe alle porte di Jalalabad” di Stephen Jeffreys, “La linea di Durand” di Ron Hutchinson e “Questo è il momento” di Joy Wilkinson) e due testi che appartengono al periodo 1979-1996, nella versione inglese “Il comunismo, i Mujahedin e i Talebani” (“Legna per il fuoco” di Lee Blessing e “Minigonne di Kabul” di David Greig). “La prima parte del nostro spettacolo arriva alla fine dell’influenza occidentale - precisa Bruni - i capitoli sui talebani e su Enduring Freedom (1996- 2010) saranno allestiti l’anno prossimo”.

Questi cinque pezzi di teatro inglese sono stati tutti tradotti da Lucio De Capitani. Le avvincenti storie dei testi e i loro personaggi, piccoli e grandi protagonisti della storia inglese, afghana, pakistana e russa in quelle aspre ma bellissime terre di confine, nella versione italiana sono interpretati da Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino e Hossein Taheri. Le scene e i costumi portano la firma di Carlo Sala.

“Il londinese Trycicle Theatre diretto da Nicolas Kent e Indhu Rubasingham - racconta ancora Bruni - è la più grande officina di teatro politico inglese… Il progetto The Great game è però un caso clamoroso: il generale David Richards, capo delle Forze armate in Afghanistan, l’ha talmente apprezzato da obbligare i reduci di quella guerra e i soldati in partenza ad assistere allo spettacolo. Se l’avessi visto prima, scrisse sul Times il 3 agosto 2010, sarei stato un generale migliore. Era così convinto che organizzò due recite per il personale del Pentagono”.

L’espressione “il grande gioco” è stata utilizzata per la prima volta nel 1827 da un ufficiale britannico per definire il conflitto, caratterizzato soprattutto dall'attività delle diplomazie e dei servizi segreti, che contrappose Gran Bretagna e Russia in Medio Oriente e Asia centrale nel corso di tutto il XIX secolo. Rudyard Kipling ha introdotto l’espressione ‘the great game’ nel racconto “Kim” facendola diventare di uso comune.

Bruni conclude: “Afghanistan, il Grande Gioco fa parte di quel teatro anglosassone che ci piace. La storia dei rapporti tra Occidente e Afghanistan è metafora di tutti gli errori fatti in Medio Oriente e Asia anche per ignoranza: ci piace che venga raccontato un periodo di cui si sa poco ma ci coinvolge tanto, riaffermando l’idea di un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo”. E aggiunge De Capitani: “Vorremmo trasmettere anche noi la coscienza di quanto sia paradigmatica la storia di 180 anni di rapporti tra Occidente e Afghanistan”.

 

Informazioni:

www.arenadelsole.it

www.elfo.org

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Pubblicato il 07/06/2017 — ultima modifica 07/06/2017
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