martedì 21.11.2017
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Festival di Teatro Antico di Veleia. In scena i miti dell’immaginario collettivo

Con Galimberti e Rubini, Baricco e Solarino, Angelo Branduardi e Lella Costa. Dal 14 al 21 luglio
Festival di Teatro Antico di Veleia. In scena i miti dell’immaginario collettivo

Angelo Branduardi

Dal 14 al 21 luglio torna il Festival di Teatro Antico, collocato nella stupenda cornice dell’area archeologica di Veleia Romana. Con la direzione artistica di Paola Pedrazzini e promossa dal Comune di Lugagnano Val d’Arda, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, l’edizione di quest’anno vuole interrogare sulla scena alcuni miti classici che hanno segnato più di altri il nostro immaginario collettivo.

Si parte venerdì 14 luglio, alle 21:30, con il mito platonico dell’amore, inteso come desiderio di ricongiunzione che spinge ciascun individuo a cercare la propria metà perduta. Il tema è affidato al filosofo e psicoanalista junghiano Umberto Galimberti che, con la conferenza scenica dal titolo Tà Erotikà, le cose dell’amore, proporrà una colta e appassionata indagine intorno agli enigmi dell’amore (quale desiderio, seduzione, idealizzazione, follia, sacralità, trascendenza, possesso). Accanto a lui l’attore Sergio Rubini, icona del cinema italiano, leggerà brani dal Simposio di Platone (sull’amore che libera la forza demoniaca dell’eros, a prescindere dal vincolo dei corpi e degli individui). A impreziosire la parola detta e letta, Eleonora Bagarotti suonerà l’arpa classica.

Domenica 16 luglio, sempre alle 21:30, arriva il mito di Palamede, ai tempi della guerra di Troia uno dei più noti eroi greci, guida dell’esercito e inventore (della scrittura, degli scacchi e di molto altro), con uno spettacolo prodotto da Elastica.
Il nome di Palamede, condannato a morte per una falsa accusa - aver venduto i piani di guerra achei ai troiani - e quindi lapidato, fu cancellato dalla memoria storica del suo paese. Il suo genio fu celebrato nelle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, che però andarono perdute. Oggi, le tracce letterarie dell’eroe cancellato sono state seguite da Alessandro Baricco, scrittore, saggista e fondatore della leggendaria Scuola Holden di Torino. L’esito della ricerca, che sottrae all’oblio l’eroe greco, è uno spettacolo teatrale che porta il suo nome Palamede, l’eroe cancellato e ci fornisce inedite chiavi di lettura del mondo antico. In scena, accanto a Baricco che cura anche la regia, l’attrice Valeria Solarino. Le scene sono di Roberto Tarasco, le musiche originali di Nicola Tescari, i costumi di Giovanna Buzzi.

Il terzo appuntamento, mercoledì 19 luglio alle 21:30, è con Angelo Branduardi, aedo contemporaneo e assiduo frequentatore dei miti, che si rispecchiano nelle sue ballate assieme alla musica antica, da lui rielaborata e resa attuale attraverso una rigorosa ricerca coniugata con geniali contaminazioni pop, e alla sua grande e assieme finissima attenzione alla dimensione spirituale, ai temi della metafisica e dell’ontologia.
A Veleia Branduardi porterà la sua Antologica, ossia i suoi brani più amati, in cui alla ricchezza musicale si aggiunge la teatralità dell’interpretazione e la preziosità dei testi attinti da un vastissimo patrimonio poetico (dai lirici greci Saffo e Alcmane, a Lucrezio, a San Francesco). Alla voce di Branduardi e al suo violino il concerto affiancherà le chitarre di Antonello D'Urso, la tastiera di Andrea Pollione, il basso di Stefano Olivato e la batteria di Davide Ragazzoni.

Il mito dell’esule, che tra le sue fila annovera personaggi come Ulisse omerico, oggi è quanto mai attuale e al pubblico di Veleia verrà proposto venerdì 21 luglio, alle 21:30, con l’eloquente titolo Il canto del nostro smarrimento, l’Odissea ribaltata
I testi, tratti dallo spettacolo “Human”, sono di Lella Costa e Marco Baliani.
Sul palco Lella Costa, a cucire i miti antichi, come la nascita dell’impero romano da un popolo di profughi (qui l’ispirazione è l’Eneide, il poema di Virgilio) o il mito di Ero e Leandro (amanti che vivevano sulle rive opposte dell’Ellesponto), alle vicende degli esuli contemporanei che, in una sorta di corto circuito tra presente e passato ancestrale, diventano tutt’uno con i miti antichi. Con questa “Odissea ribaltata” Lella Costa s’interroga e ci interroga sul senso profondo del migrare e lo fa senza rinunciare all’ironia perché, come dice lei stessa “il teatro sa toccare nodi conflittuali terribili con la leggerezza del sorriso e la forza della poesia”.

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Pubblicato il 04/07/2017 — ultima modifica 04/07/2017
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