domenica 23.07.2017
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“I Persiani” di Eschilo in prima nazionale all’Arena Shakespeare di Parma

Regia di Andrea Chiodi, con Elisabetta Pozzi. Il 5 e il 6 luglio

All’Arena Shakespeare di Parma inaugurata in giugno, la stagione estiva di Fondazione Teatro Due sta avviando un’interessante sezione di teatro classico. Ad inaugurare questa attività è la messa in scena in prima nazionale, mercoledì 5 e giovedì 6 luglio (alle 21:00), della più antica tragedia greca conservata in modo integrale: “I Persiani” di Eschilo, con cui il drammaturgo dell’antica Grecia ci offre una visione inedita e potente sul dramma della disfatta dell’armata di Serse a Salamina (480 a.C.).

Con lo sguardo di un reporter di guerra ante litteram, la grande interprete di eroine tragiche Elisabetta Pozzi, la regia di Andrea Chiodi e gli attori del Teatro Due, questa nuova produzione della Fondazione parmense celebra la saggezza della misura e dell’accettazione del limite umano e ci ricorda quanto fragile sia la pace, specialmente nell’oblio dei valori etici. 

La tragedia, rappresentata per la prima volta 2600 anni fa e l’unica, nel corpus di tragedie arrivate fino a noi, che tratti un argomento storico anziché rifarsi alla mitologia, è ambientata alla reggia di Susa, la residenza del re di Persia, dove Atossa - Elisabetta Pozzi -, madre del regnante Serse, attende con ansia l'esito della battaglia di Salamina e intanto, in un'atmosfera cupa e colma di presagi funesti, racconta ai dignitari di corte un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di narrare il sogno, arriva un messaggero - Ivan Zerbinati - con l'annuncio della totale disfatta dei Persiani. Mentre il messaggero descrive la battaglia, il viaggio delle flotte, lo scontro, il quadro desolante delle navi distrutte in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto, la scena si riempie di lamenti e pianti, fino alla comparsa del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. L’Ombra di Dario - Alberto Mancioppi - porta una spiegazione etica della disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio nell'aver osato cercare di conquistare il Mar Egeo. La battaglia tra greci e persiani diventa così il simbolo di una guerra tra un potere dispotico e il sistema democratico culla del senso di appartenenza e dei valori condivisi, come quello ateniese dove ad esercitare il comando era il popolo. Poi arriva lo stesso re Serse  (Raffaele Esposito), sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro dei suoi consiglieri - Davide Gagliardini, Michele Lisi, Dino Lopardo, Davide Mancini, Nicola Nicchi, Gian Marco Pellecchia, Carlo Sella -, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.

Le scene dello spettacolo portano la firma di Matteo Patrucco, i costumi quella di Ilaria Ariemme.
Le musiche sono di Daniele D’Angelo, le luci di Luca Bronzo, i movimenti di Marta Ciappina. 

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Pubblicato il 04/07/2017 — ultima modifica 04/07/2017
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