martedì 17.10.2017
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“La democrazia in America” di Romeo Castellucci

All’Arena del Sole di Bologna, l’11 e il 12 maggio
“La democrazia in America” di Romeo Castellucci

Giulia Perelli - foto Guido Mencari

Il nuovo spettacolo di Romeo Castellucci, regista fra i più acclamati e visionari della scena teatrale internazionale, si intitola “La democrazia in America” e tra le date italiane - prima di una lunga tournée in Europa e poi in Asia e negli Stati Uniti, a conferma di un sempre più diffuso bisogno di riflettere sulla crisi della democrazia - giovedì 11 e venerdì 12 maggio, alle 21.00, andrà in scena all’Arena del Sole di Bologna.

Come suggerisce il titolo, lo spettacolo - prodotto da Societas - è liberamente ispirato all’omonima opera di Alexis de Tocqueville, pubblicata in Francia nel 1835 e concepita a partire dall’esperienza del lungo viaggio che il giovane aristocratico francese fece in America nel 1831. Ma, a scanso di equivoci, il regista precisa subito: “Comprendo che si possa pensare che questo spettacolo nasca come reazione a ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti, ma non è così, non c’è il minimo accenno alla cronaca, neanche la minima allusione. È un lavoro sul linguaggio, sull’antico testamento, sulla fede, ma anche sulla perdita dell’innocenza, sul crollo di certi valori che sono ritenuti inossidabili e invece non lo sono. Ho scelto questo titolo per il potere evocativo che scatena, che non è moderno, bensì antico… si cade in un titolo come in un buco per la strada. Poi sono le idee a condurre il gioco”.

Il saggio di Alexis de Tocqueville, diventato un classico della riflessione politica moderna e contemporanea, parla della neonata democrazia americana, ne coglie le luci e le ombre, il potenziale e i pericoli (come la tirannia della maggioranza o l’indebolimento della libertà intellettuale di fronte a una retorica populista). E ritraccia le origini di questo modello politico - negli usi, nei costumi, nelle idee e nella coscienza collettiva delle colonie della vecchia Europa -focalizzando l’attenzione sul “fondamento puritano”, sul contributo cioè delle comunità puritane nel gettare le basi di una fattiva uguaglianza di stampo biblico tra gli esseri umani. Il rigidissimo fondamento puritano è diventato la radice della forza muscolare dell’individualismo americano - e parte proprio da questo aspetto il nucleo dello spettacolo, che sulla scena prende forma di una storia come tante: due contadini puritani, un uomo e una donna, vogliono partecipare alla trasformazione dell’America nella nuova Terra Promessa. Ovviamente la loro non è una conquista fatta con le armi, ma con il lavoro più umile, quello a contatto con la terra, per i due una vera e propria missione. Si affidano a Dio, ma la vita li mette a dura prova (la terra si rivela sterile e la comunità umana che li circonda si mostra anche più arida della terra) e la donna entra in una crisi profonda, la sua preghiera si trasforma in una sorta di blasfemia: si mette a pregare il Vuoto. E il vuoto di colpo le si rivela…

Lo spettacolo dunque non vuole essere politico; polemico nei confronti della politica però sì. E la polemica nei confronti della politica “è anche un modo di riconsiderare la funzione del teatro”, come dice lo stesso regista: “I modelli politici sono usurati e il teatro dà accesso a una nuova forma di pensiero che è impensato. Il teatro rappresenta il doppio della vita, non fornisce modelli, non c’è nessuna pedagogia. Il teatro offre dei lampi, dei bagliori in un abisso, mostra delle possibilità. Grazie alla narrazione, alla finzione, il teatro è in grado di sospendere la realtà, e questa è una forma di autentica liberazione, di riconciliazione con il tuo corpo, con il corpo degli altri, con il fatto di stare insieme.”

Il testo, fertile terreno tocquevillano disseminato di immagini e idee nuove, di percorsi alternativi, è stato scritto a quattro mani da Romeo (che ha curato anche le scene, le luci e i costumi) e da Claudia Castellucci. Gli interventi coreografici portano le firme di Evelin Facchini, Gloria Dorliguzzo, Stefania Tansini e Sophia Danae Vorvila e traggono l’ispirazione dalle tradizioni folkloriche di Albania, Grecia, Botswana, Inghilterra, Ungheria e Sardegna. Nel numeroso cast, declinato tutto al femminile, tra altre attrici ci sono Olivia Corsini, Giulia Perelli, Gloria Dorliguzzo, Evelin Facchini, Stefania Tansini, Sophia Danae Vorvila. Le musiche sono di Scott Gibbons.

 

Informazioni:

www.arenadelsole.it

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Pubblicato il 15/05/2017 — ultima modifica 15/05/2017
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