mercoledì 23.08.2017
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“Uccidiamo il chiaro di luna”. Danze, voci e suoni del Futurismo italiano

L’avanguardia di inizio Novecento rivisitata da Marinella Guatterini. In scena a Ravenna, il 1 giugno
“Uccidiamo il chiaro di luna”. Danze, voci e suoni del Futurismo italiano

Uccidiamo il chiaro di luna

“Uccidiamo il chiaro di luna” fu il motto futurista per eccellenza, forgiato da Marinetti per esortare alla vita attiva dopo il languore e la corruzione spirituale della belle époque. Non si trattava quindi di un incitamento ad “uccidere” la poesia o a cancellare le grandezze del passato, tutt’altro: era un invito a creare arte nuova, ad abbandonare una cultura sterile e impolverata e ritornare a quello spirito che un tempo aveva permesso proprio la creazione della grandezza, da continuare e da accrescere e non da emulare in una visione museale, ingessata.

Lo spettacolo futurista “Uccidiamo il chiaro di luna” di Silvana Barbarini, definito al contempo sorridente e colto, decollò nel 1997 per iniziativa di Marinella Guatterini che chiese alla coreografa di esplorare liberamente l’universo creativo della sua insegnante, Giannina Censi, danzatrice futurista scoperta proprio da Marinetti. Il risultato - un sorprendente incontro di gesto, poesia e musica - è stato poi ricostruito nel 2015, nell’ambito del Progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80-90), sotto la direzione artistica di Marinella Guatterini e grazie alla cooperazione con molti teatri e fondazioni guidata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano.

Ora, in occasione del Ravenna Festival, giovedì 1 giugno alle 21.00, al Teatro Alighieri, un nuovo allestimento dello spettacolo tornerà ad incantare il pubblico, grazie anche al direttore del coro Emanuele De Checchi e alla fresca interpretazione dei giovani allievi della Paolo Grassi, tredici ragazzi e ragazze danzanti/ parlanti/ cantanti che in questo pirotecnico “Uccidiamo il chiaro di luna” interpretano anche, tra altre danze, tre mini-balletti ispirati a macchine da guerra (lo Shrapnel, la Mitragliatrice, l’Aeroplano) e inseriti da Marinetti - animato da una vera passione per il movimento - nel Manifesto della danza futurista del 1917.

“Nel Manifesto - racconta la Barbarini - Marinetti ordina agli artisti di danza di preparare la fusione dell’uomo con la macchina, incontrastata divinità della nuova era. Ipotizza una rivoluzione che possa toccare tutte le componenti della creazione coreografica: la forma, l’energia, il ritmo del movimento, il soggetto, il suono che accompagna l’azione”.

Convive tutto anche in questo spettacolo, quasi fosse un intenso viaggio lungo un secolo: le danze euritmiche della Censi, il poema “Zang zang tumb tumb” di Filippo Tommaso Marinetti, e le sue musiche, e poi quelle di Aldo Giuntini, Alexander Mosolov e André Laporte, i testi fonetici di Giacomo Balla, le ricerche musicali e incisioni di Daniele Lombardi, i suoni degli intonarumori di Luigi Russolo e le macchine rumoriste di Fabrizio Palla, la voce recitante di Marinetti e quella di Cristiano Censi e Tullio Crali, le tavole “parolelibere” di Fortunato Depero e Gino Severini, i costumi di Donatella Cazzola, Enza Bianchini e Nunzia Lazzaro.

 

Informazioni:

www.ravennafestival.org/events/uccidiamo-chiaro-luna/

www.teatroalighieri.org

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Pubblicato il 24/05/2017 — ultima modifica 24/05/2017
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