giovedì 29.06.2017
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“Il rumore del tempo”. La 28° edizione del Ravenna festival

Dalla Russia all’India, da Cuba alla Francia. Teatro, musica, danza, letture e conferenze. Fino all’11 luglio

Luoghi straordinari e una vocazione multidisciplinare che include tutti i linguaggi artistici: sono questi i tratti distintivi del Ravenna festival, presieduto da Cristina Mazzavillani Muti, con la direzione artistica di Francesco Masotti e Angelo Nicastro. Arrivato alla 28° edizione e inaugurato il 25 maggio, fino all’11 luglio il festival terrà aperto il suo prezioso scrigno ricco di eventi che ruotano ogni anno attorno a un tema scelto, significativo dal punto di vista culturale e artistico, con una particolare attenzione agli anniversari e alle relative celebrazioni.

Quest’anno gli appuntamenti del festival - tra musica, spettacoli teatrali, danza, incontri e conferenze - affrontano, attraversano e sviscerano un concetto riassunto nel titolo di questa edizione, “Il rumore del tempo”, che è anche il titolo di una raccolta di prose brevi del poeta russo Osip Mandelštam e di un romanzo di Julian Barnes dedicato al compositore russo Dmitrij Šostakovič, bollato ai suoi tempi dal potere sovietico quale “nemico del popolo”. Infatti, uno dei temi del festival, che vuole riflettere e far riflettere sul rapporto tra arte e frastuono del mondo, è proprio il lacerante rapporto tra intellettuali e potere, che nella vicenda di Šostakovič trova il caso più noto e dibattuto. Ripercorrendo nel suo centenario la parabola della Rivoluzione d’ottobre, di quei “dieci giorni che sconvolsero il mondo” (per dirla con il giornalista John Reed, testimone diretto di quegli eventi) e che videro la caduta dell’impero degli zar e l’ascesa dei bolscevichi, in una sovversione radicale della società che però avrebbe velocemente traghettato il popolo russo dall’entusiasmo e dalla partecipazione alla disillusione del totalitarismo, il festival ravennate si sofferma sui linguaggi artistici della Rivoluzione: un gigantesco laboratorio in cui la musica, il teatro, la poesia, le arti figurative e il cinema vissero una irripetibile stagione di trasformazione, grazie al carisma e al genio di protagonisti come il poeta Majakovskij. Ma anche artisti di generazioni successive - come gli stessi Mandelštam e Šostakovič, o Cvetaeva, Achmatova, Pasternak - furono plasmati dalla Rivoluzione e spesso vittime di quella che Mandelštam definì “epoca dei lupi”.

All’avanguardia russa prerivoluzionaria e alla vivace atmosfera di inizio Novecento il festival dedica il capolavoro del futurismo russo, l’opera “Vittoria sul sole”, nata dall’incontro del poeta Aleksej Kručënych con il compositore Michail Matjušin e il pittore Kazimir Malevič (che avrebbe poi realizzato le scene e i costumi dell’opera), debuttata nel 1913 a San Pietroburgo e ricostruita nel 2013 dal Teatro Stas Namin di Mosca. In lingua russa con sovratitoli in italiano e con la regia di Andrej Rossinskij, a Ravenna l’opera andrà in scena al Teatro Alighieri, il 21 giugno alle 21.00.

 

A Dmitrij Šostakovič è dedicato il concerto dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta da Yuri Temirkanov, che andrà in scena al Palazzo Mauro de Andrè il 4 luglio alle 21.00.  “L’arte è il mormorio della storia, udibile al di là del rumore del tempo”, diceva Šostakovič, e la sua monumentale Settima sinfonia, chiamata anche “Leningrado”, ne è la prova: fu eseguita, tra grandi rischi e quindi grande eroismo, durante la 2° guerra mondiale e il lunghissimo assedio tedesco alla città quale atto di estrema resistenza. “Lenigrado” verrà eseguita a Ravenna assieme al Primo concerto di Šostakovič (per pianoforte, tromba e orchestra), un grumo scherzoso e assieme graffiante di parodie musicali.

Con “1917”, che andrà in scena in prima nazionale al Teatro Alighieri il 28 giugno alle 21.00, il gruppo ravennate ErosAntEros ridà voce alle canzoni della Rivoluzione, alle parole e alle musiche ricostruite attraverso la ricerca sonora e vocale per ritrovare sulla scena le emozioni del popolo russo nell’ottobre del 1917, in quel frangente in cui lo scorrere del tempo quotidiano sembrava fermarsi, lasciare spazio allo stupore e alla gioia, al sogno di una trasformazione totale dell’essere umano, ad un ideale fattosi realtà. Il sogno iniziale è stato presto tradito: a ricordarlo, ai materiali testuali e visivi che testimoniano quell’ottimismo iniziale gli ideatori dello spettacolo Davide Sacco e Agata Tomsic contrappongono le musiche dal vivo tratte da una delle opere più amare e viscerali di Šostakovič, l’Ottavo quartetto, scritto proprio in ricordo delle vittime dei totalitarismi e delle guerre e a Ravenna eseguito dal Quartetto Noùs che ne darà una versione manipolata e “distorta” in live electronics.

Lo spettacolo di ErosAntEros sarà introdotto a poche ore dal suo debutto (alle 18, nella Sala Corelli) da Fausto Malcovati, docente di letteratura russa e profondo conoscitore anche del teatro russo. Durante la sua presentazione, che porta il titolo “Aspettando il 1917”, il Quartetto Noùs eseguirà l’Ottavo quartetto di Šostakovič nella versione originale e integrale.

Il festival rende omaggio anche a Pavel Florenskij, deportato nel gulag delle isole Solovki e poi, nel 1937, fucilato. Definito “Leonardo da Vinci russo”, Florenskij è una delle figure più significative e sorprendenti del pensiero religioso. Teologo e filosofo della religione, ma anche filosofo della scienza, fisico, matematico, epistemologo e teorico dell’arte e del linguaggio, studioso di estetica, di simbologia e di semiotica, Florenskij è un vero e proprio gigante del pensiero, recentemente riscoperto in Europa come uno dei maggiori pensatori del Novecento. “Dalla filosofia della bellezza al gulag delle Solovki” è il titolo della conferenza che gli sarà dedicata e che avrà luogo nel Refettorio del Museo Nazionale di Ravenna il 14 giugno alle 17.30. Il relatore Natalino Valentini sarà affiancato da Elena Bucci, voce recitante dei testi di Florenskij.

Aleksandr Filonenko, filosofo e teologo ortodosso ucraino, nonché fisico nucleare cresciuto come ragazzo sovietico modello secondo i canoni dell’educazione comunista e convertitosi alla fede cristiana dopo aver conosciuto la storia di Pavel Florenskij e le sue lettere dal gulag, a Ravenna incontrerà la poetessa russa Olga Sedakova, erede dei grandi poeti russi del Novecento, e insieme dialogheranno con l’arcivescovo di Mosca Paolo Pezzi per una “Lezione di storia” che avrà luogo nella Sala Dantesca il 2 luglio alle 17.30.

Le espressioni della spiritualità, che nell’Unione sovietica furono messe a dura prova, trovano anche altri echi nel programma del festival, grazie al Coro del Patriarcato Ortodosso di Mosca diretto da Anatolij Grindenko e le profondità mistiche delle polifonie tradizionali russe e delle musiche di Tallis, Bortnjanskij, Michailovic, Cesnokov, Rimskij-Korsakov (Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, il 25 giugno alle 21.30) e grazie a omaggi ad Andrej Tarkovskij, regista russo evocatore impareggiabile di paesaggi dell’anima e di valori spirituali. Il primo omaggio è del Duo Gazzana, che accosta classici come Bach ad autori contemporanei dotati di temperie spirituale (nella Sala Corelli del Teatro Alighieri, il 14 giugno alle 21.00); il secondo è di Leonard Slatkin, con l’Orchestra National de Lyon e la straordinaria violinista Anne-Sophie Mutter, per l’esecuzione di “Nostalghia” di Toru Takemitsu (Palazzo Mauro de Andrè, il 15 giugno alle 21.00).

E’ difficile trovare una dimensione più compenetrata di spiritualità della musica classica indiana (peraltro, per Tarkovskij la base della sua ricerca artistica). Così, quasi un festiva nel festival, dal 22 al 24 giugno, nelle diverse cornici del Teatro Alighieri e delle basiliche di San Vitale e San Francesco, ci sarà una full immersion in questa tradizione con The Darbar Festival. Con il titolo “Passaggio in India”, questo eccezionale tre giorni del festival offrirà diverse serate dedicata alla musica carnatica e a quella indostana.

Per la sezione “Passaggio in India” il Ravenna Festival ha invitato anche Shobana Jeyasingh, coreografa inglese di origine indiana, che presenta in prima italiana la sua ultima intensa creazione, “Material Men redux", un duetto acceso dal virtuosismo - classico e hip hop - in cui i due danzatori diventano anche che metafore della “diaspora” indiana (al Teatro Alighieri, il 10 giugno alle 21.00).

Il 29 giugno, alle 21.30, al Palazzo Mauro de André arriveranno le creazioni di un’altra coreografa, la leggendaria Alicia Alonso, ultranovantenne icona della danza. Con il titolo “La magia della danza”, in uno sposalizio tra lo stile classico e i ritmi caraibici dei ballerini cubani, la sua compagnia, Ballet Nacional de Cuba, a Ravenna offrirà “assaggi” di Giselle, La bella addormentata, Lo schiaccianoci, Coppélia, Don Chisciotte, Il lago dei cigni e Sinfonia di Gottschalk.

Dalla Francia arriverà invece un esploratore della zona oscura dell’umano, Olivier Dubois, entrato nella hit dei 25 migliori coreografi del mondo. Autore di pièces estreme e cultore di azioni essenziali abbinate ad emozioni profonde, a Ravenna Dubois porterà “Les mémoires d’un seigneur”, produzione del Centre Chorégraphique National de Roubaix / Ballet du Nord che andrà in scena l’8 giugno, alle 21.30, al Palazzo Mauro de André. Attraverso l’incontro fra un danzatore (Sébastien Perrault) e quaranta non professionisti selezionati in un workshop, e con gli estratti dai testi di Albert Camus, di Vincent de Beauvais e dello stesso Dubois, la coreografia esplora le nozioni del potere e della tentazione in un caravaggesco “ritratto d’inferno”. E’ un racconto in tre parti - un’epica della solitudine che si dipana in tre “epoche”: La Gloria, La Caduta, L’Addio - e si presta a prologo del progetto sulla Divina Commedia che impreziosirà con la firma di Dubois il percorso verso il 2021.

Negli ultimi due anni il “cammino dantesco”, da sempre al centro delle tematiche proposte dal Festival, ha subito un’accelerazione, che mira al settimo centenario dalla morte nel 2021. Il coinvolgimento - dei giovani, dei non professionisti, della cittadinanza tutta - accomuna i progetti di quest’anno e trasforma l’omaggio al Poeta in un laboratorio diffuso all’insegna della partecipazione e riscoperta di quel patrimonio condiviso che è l’opera di Dante. Il bando “Giovani artisti per Dante” si rivolge infatti alla nuova generazione di creativi e appassionati di Dante, chiamata a progettare brevi spettacoli destinati ai Chiostri Francescani accanto alla Tomba del Poeta (fino al 2 luglio). Al Teatro Rasi invece, trasfigurato per 34 giorni in paesaggi e passaggi infernali, “Inferno” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari guiderà gli spettatori alla scoperta della natura teatrale della Commedia, ripensata come sacra rappresentazione medievale (fino al 2 luglio).

La rassegna “Musica e cinema” torna al festival con tre appuntamenti caratterizzati da musiche live e pellicole in bianco e nero. Il primo presenterà un capolavoro del cinema espressionista del 1919, “Il gabinetto del Dottor Caligari” di Robert Wiene, con live electronics di Edison Studio (al Palazzo dei Congressi, il 3 giugno). Al secondo appuntamento si potrà vedere il film del 1928 “La passion de Jeanne d’Arc” di Carl Theodor Dreyer , musicato dall’Orlando Consort (nella chiesa di San Francesco, il 1 luglio). La trilogia si conclude con uno dei più bei film di Charlie Chaplin, “The Gold Rush” del 1925, restaurato dalla Cineteca di Bologna. Le musiche originali sono state ricostruite da uno specialista come Timothy Brock, che sarà sul podio dell’Orchestra Luigi Cherubini.

Senza la pretesa di esaurire il ricchissimo programma del festival, ricordiamo ancora alcuni appuntamenti musicali, che spaziano dalle sinfonie alle liturgie, dalla musica sacra alle composizioni moderne, dai classici e dalla musica antica a quella popolare e contemporanea. Il festival ospiterà anche l’Orchestra Nazionale della Rai diretta dallo slovacco Juraj Valčuha, Riccardo Muti e la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (coinvolti nel progetto “Le Vie dell’Amicizia”, che celebra vent’anni proprio nel 2017). Con il titolo “Rivoluzioni in musica” verranno presentati programmi e autori che rappresentano passaggi cruciali nel definirsi di nuovi stili e forme musicali. Fra i protagonisti delle Rivoluzioni musicali ci sarà anche Claudio Monteverdi, nel 450° della nascita: ad interpretarlo ci saranno I Cantori di San Marco e I Solisti della Cappella Marciana, diretti da Marco Gemmani, ed Elena Sartori a capo dell’Allabastrina Choir & Consort. A misurarsi con Haydn, in esclusiva per il Festival, ci saranno Ottavio Dantone e Giovanni Sollima, con Accademia Bizantina. Nei due appuntamenti che portano il titolo “Follie Corelliane” verrà celebrato il genio di Arcangelo Corelli, inventore della sonata e del concerto, grazie a due fra i più illustri interpreti del violino barocco, originari della provincia ravennate: Stefano Montanari e Enrico Onofri. Per celebrare il centenario dell’Indipendenza della Finlandia, a Ravenna tornerà il coro di voci bianche e giovani della Cattedrale di Helsinki Cantores Minores diretto da Hannu Norjanen: con il titolo “Il suono del Nord", il loro programma presenterà autori nordici e finlandesi dal medioevo ai giorni nostri.

Il Festival continua a dare ampia visibilità anche alla fotografia e quest’anno sono due le proposte ospitate nel MAR, Museo d’Arte della Città. La prima è la mostra “Musiche” di Roberto Masotti e Silvia Lelli, viaggio fotografico tra i protagonisti di linguaggi musicali tra loro molto diversi, da Keith Jarrett a Arvo Pärt, da Astor Piazzolla a Claudio Abbado. La seconda è la videoinstallazione “Vuoto con memoria” di Lelli, esito di una ricerca dedicata agli spazi del Palazzo S. Giacomo a Russi.

www.ravennafestival.org

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Pubblicato il 01/06/2017 — ultima modifica 27/06/2017
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